Il presidio
Nel 2019 scoperti 233 affitti sommersi Segnalati 134 evasori
LUCCA. La città ha cambiato pelle in questi 27 anni. Inutile girarci intorno: il centro storico attuale è costellato da una pletora di ristoranti alternati a franchising di abbigliamento. Pochi negozi di vicinato e molti meno servizi. Trovare una ferramenta, ad esempio, è un’impresa.
I lucchesi si sono adeguati. Chi aveva un appartamento a Lucca ha deciso di metterlo a rendita: nella bella stagione si fanno più di 100 euro a notte. Un business sotterraneo difficile da quantificare: numeri certi su chi affitta ai turisti non ce ne sono ma qualcuno sta provando a intercettare questa offerta vasta e non sempre trasparente (sul fronte delle autorizzazioni e del pagamento della tassa di soggiorno).
Il Comune di Lucca, ad esempio, ha messo in piedi una sorta di task force per individuare chi affitta l’abitazione ai turisti per brevi periodi (meno di 30 giorni). «Dall’inizio del 2019 – spiega Riccardo Del Dotto, responsabile del contrasto evasione ed elusione fiscale dell’unità operativa Tributi – siamo riusciti a far emergere 233 strutture in precedenza sconosciute e contestualmente abbiamo fatto 134 segnalazioni alla polizia municipale per l’evasione della tassa di soggiorno e 24 segnalazioni al Suap per strutture ricettive che non hanno mai presentato la scia». Numeri importanti ma ancora insufficienti a fotografare il vero giro d’affari. Eppure danno il senso di un cambiamento in atto: basti pensare che nel 2015 a Lucca si contavano appena 380 strutture "tradizionali" (alberghi, B&B, ecc) mentre oggi ci si avvicina ai 1.300. La tassa di soggiorno ne ha beneficiato (il 15 luglio scade il termine per il versamento del secondo trimestre) ma al di là del “fare cassa”, resta tanto da fare per governare il mutamento. —
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