Il presidio
L’acqua esce fuori dal condotto pubblico, cantine e giardini allagati a S.Pietro a Vico
La protesta di chi vive a ridosso del canale: «Paura per la sicurezza delle case». La Regione: «Le centraline non c’entrano»
LUCCA. Ennesima serata di passione per le famiglie che abitano a ridosso del condotto pubblico a San Cassiano e a San Pietro a Vico. Giovedì sera infatti, a partire dalle 18, si sono verificati (di nuovo) degli allagamenti che hanno riguardato soprattutto la località del Molino di Mezzo. L’acqua è arrivata non solo nei campi ma anche nei giardini e nelle cantine delle case di via dell’Acquacalda. Un disagio che, sommato alla preoccupazione per i danni strutturali che queste infiltrazioni provocano alle abitazioni, ha fatto andare su tutte le furie gli abitanti che si dicono «esasperati» da questa situazione. Abituati infatti a una pacifica “convivenza” con il condotto pubblico, gli abitanti raccontano che da cinque anni a questa parte, ovvero da quando sono state installate le centraline per la produzione di energia elettrica, la vita ai bordi del canale è diventata un inferno.
«Io abito in via dell’Acquacalda 1605 - racconta Ilaria Tozzini - quando sono rientrata a casa, intorno alle 20, il mio giardino era già tutto allagato e l’acqua ha continuato a uscire fino a quando non hanno abbassato il livello. Sono preoccupata soprattutto per la sicurezza della casa - aggiunge - e da cinque anni mi batto per questo. Vivo qui da 35 anni e i problemi sono cominciati da quando hanno installato le turbine. Da cinque anni a questa parte tutte le sere il livello dell’acqua sale mentre la mattina si abbassa. La notte con le finestre aperte non si dorme per il rumore: l’acqua scorre molto rapidamente tanto che si creano della onde che sbattono sotto il loggiato e io da casa sento un continuo “tum, tum, tum”. Da una quindicina di giorni, dopo che abbiamo protestato, le “onde” non ci sono più e il rumore è diminuito. Ma qui è diventato difficile vivere serenamente».
Giovedì sera l’acqua ha invaso anche il loggiato che Tozzini deve attraversare per raggiungere la sua casa. Il loggiato di un mulino del ’700 nel quale, a fine aprile, si era creata una pericolosa buca. «Dopo che ci sono caduta dentro - spiega ancora Tozzini - l’hanno rattoppata con un po’ di cemento ma nulla di più. Nel loggiato non ci hanno mai fatto dei lavori importanti, c’è anche una casa diroccata e la nostra paura è che un giorno o l’altro venga tutto giù tutto». Ma come mai l’acqua è uscita dal condotto? È un problema di portata troppo elevata, quindi collegato alle centraline, oppure no? Cosa è successo giovedì al Molino di Mezzo? La gestione delle centraline spetta al Genio civile che è un organo regionale. E dagli uffici della Regione Toscana fanno sapere che «l’allagamento non è stato provocato dalle centraline visto che si è verificato a valle e non a monte». Stando a quanto riportano, «il canale non è esondato ma l’acqua, che comunque proveniva dal fosso, è “uscita” dai muri del condotto che non sono completamente impermeabili. A questo si aggiunge il fatto che le falde di alcuni campi sono alla stessa altezza del condotto e quindi l’acqua, non trovando uno sfogo, ha provocato degli allagamenti».
Una situazione complessa, anche perché gli enti coinvolti sono tanti e diventa difficile, anche per i residenti, riuscire a destreggiarsi nel marasma delle competenze. «Il Genio civile giovedì sera è intervenuto abbassando la portata - fanno sapere ancora dalla Regione - ma per senso di responsabilità visto che il suo compito è quello di gestire le centraline che in questo caso non hanno creato il problema. Comunque, con la nuova norma approvata dalla Regione, la competenza dei “canali multifunzionali” come questo passerà ai Comuni che per gestirli potrà avvalersi dei Consorzi di bonifica. A breve ci sarà un incontro tra i vari soggetti coinvolti per accelerare la completa definizione della natura giuridica del canale e gestire tutto al meglio». —
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