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Lucca

Il film OP67, il medico regista e come avvenne la scoperta

barbara antoni
Il film OP67, il medico regista e come avvenne la scoperta

Il racconto di Marchi, psichiatra che fece le ricerche, e del dottor Mochi, figlio dell’autore del corto 

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la storia

barbara antoni

Dei bravi sceneggiatori non avrebbero scritto un copione migliore. Sembra essa stessa un film la storia di come il dottor Enrico Marchi, psichiatra lucchese, per decenni in servizio all’Asl, scoprì dell’esistenza di un film - OP67, del medico cineasta Luigi Mochi, che sarà proiettato stasera alle 20.30 nella grande sala cinematografica dell’ex manicomio grazie alla Società Medico Chirurgica Lucchese - girato proprio in quella struttura, a Maggiano.

«Da giovane psichiatra - racconta il dottor Marchi - ero incuriosito dai racconti degli infermieri su quello che era Maggiano negli anni Sessanta, quasi venti anni prima della legge Basaglia. Negli ultimi dieci anni in cui si è completata la dismissione dell’ospedale psichiatrico ero a fianco del primario. Ho trovato molte cose dentro l’ospedale, alcune le ho salvate. Un giorno trovai delle foto e dei dischi con incise le canzoni cantate al festival che si svolgeva nella struttura». In una foto, però, c’era un particolare: si vedeva anche un cineoperatore con la macchina da presa. Da lì il dottor Marchi cominciò a cercare. «Tante telefonate senza risultato a molti primari, finché un giorno, in una chat, una psichiatra che lavora a Montecatini mi fece presente che un collega, il dottor Luigi Mochi, ad alcuni convegni aveva portato un breve film, di 15 minuti, girato a Maggiano». Marchi iniziò le ricerche del figlio del medico cineasta, frattanto scomparso: medico anch’egli, il dottor Nicola Mochi di Montecatini. «Quando parlai con lui, mi confermò che il padre aveva realizzato un breve film a Maggiano, ma vedendo la foto non lo riconobbe: non era lui quel cineoperatoree, evidentemente qualcun altro aveva girato un film nell’ospedale psichiatrico. Mi diede il film, quello che vedremo stasera: ha un sapore neorealista».

«Mio padre era primario anestesista all’ospedale di Pescia - racconta il dottor Nicola Mochi -. Amava moltissimo il suo lavoro ma aveva anche varie passioni, una era quella per il cinema. Da neofita, con OP67, nel 1968 vinse il trofeo Fedic, il riconoscimento più alto in Italia del cinema amatoriale. Sono quindici minuti ambientati a Maggiano - racconta ancora il dotto Mochi -: mio padre trascorse molto tempo lì per fare le riprese. Era medico e primario ospedaliero: i quattro film che ha realizzato nella sua vita parlano sempre di temi sociali collegati all’aspetto sanitario. In OP67, dieci anni prima della legge Basaglia, mio padre sottolineava che più i malati di mente venivano inclusi, più potevano migliorare nelle loro patologie. La sua intuizione partiva da una grande sensibilità».

Stasera il dottor Nicola Mochi sarà a Maggiano a portare questa testimonianza, a raccontare di quando, bambino di 7-8 anni, osservava il padre montare la pellicola di celluloide con le tecniche dell’epoca. Una copia di OP67 è custodita anche alla cineteca di Venezia. «Sono felice - conclude il medico - che l’opera del mio babbo sia mostrata in un contesto positivo». —



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