Il Tirreno

Lucca

la sentenza 

Intestazione fittizia, la Cassazione assolve Pietro Raffaelli

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Camporgiano. Termina in Corte di Cassazione, con un’assoluzione per tutti gli imputati, un filone della vicenda legata all’imprenditore Pietro Raffaelli, ex avvocato ed ex presidente del Viareggio calcio fra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta. La Cassazione, infatti, ha assolto Raffaelli, i figli Luigi e Giuliano, la moglie Maria Biada, oltre ad Andrea Ghiselli e Hind El Hari dall’accusa di intestazione fittizia di beni. Secondo la pubblica accusa della procura di Lucca, infatti, Raffaelli avrebbe organizzato una “macchinazione” per intestare ad altri una serie di proprietà che lui in prima persona non avrebbe potuto detenere, in quanto condannato con sentenza definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e, dunque, gravato dalle cosiddette misure di prevenzione patrimoniale. Per l’accusa, Raffaelli in sostanza avrebbe ricondotto agli altri imputati la titolarità dei beni e delle attività economiche ma, in realtà, avrebbe continuato ad averne la proprietà e a curarne la gestione.

Nell’ambito di questa inchiesta i beni erano stati confiscati per un valore complessivo di oltre 17 milioni di euro. Fra questi beni anche il meraviglioso agriturismo di Borgo Biaia nel comune di Camporgiano, che era stato anche utilizzato come centro di accoglienza per i migranti durante il momento più critico dell’emergenza sbarchi. Raffaelli era stato accusato per non aver comunicato alla Finanza la variazione nella composizione del proprio patrimonio, altro obbligo al quale sono sottoposti i condannati per associazione mafiosa.

La corte di appello di Firenze, con una sentenza di gennaio 2018 aveva condannato Pietro Raffaelli a due anni di reclusione e tutti gli altri imputati a un anno. Puntuale è arrivato il ricorso in Cassazione curato dagli avvocati Tullio Padovani, Nico D'Asola, Francesco Marenghi, Giulia Padovani e Mario Di Giorgio. E ieri l’assoluzione.

«Il percorso giudiziario di Raffaelli - commentano i legali - è stato irto di contraddizioni e di iniquità, e alla fine la soddisfazione per la finale e definitiva affermazione della giustiziati condivide la scena con la frustrazione di sette anni di sequestri e ingiustificate accuse di mafiosità. Bisognerebbe chiedere scusa a quest’uomo e alla sua famiglia». —

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