Il presidio
Lanfri, prima il monte Rosa poi l’attacco al 7.000 in Nepal
L’atleta paralimpico, dopo la scalata in Val d’Aosta, partirà in bicicletta per raggiungere Santiago di Compostela insieme alla sua compagna
lucca. Prosegue a tappe forzate l’avvicinamento di Andrea Lanfri alla grande impresa della scalata dell’Everest, in programma il prossimo anno.
Fra pochissimi giorni l’atleta paralimpico lucchese sarà impegnato in una sorta di biathlon che mette insieme l’alpinismo e il ciclismo mentre, a ottobre, proverà a scalare una montagna di oltre settemila metri di altezza in Nepal.
In questo cammino Lanfri è sostenuto da Lucar, Ego, Italia assicurazioni e dall’associazione Luccasenzabarriere guidata da Domenico Passalacqua.
«Quando decisi di provare a scalare l’Everest - racconta Lanfri - mi fu consigliato un allenamento che tenesse insieme bicicletta, nuovo, corsa in salita e scalare una vetta di 4.000 metri ogni mese. Ora, invece di girare in bici per la Lucchesia come faccio di solito ho deciso di provare un’impresa un po’ diversa, che si chiama “From summit to the ocean”, dalla vetta all’oceano».
Il senso è presto spiegato: a partire dal 20 giugno Lanfri, insieme alla compagna Natascia e a una coppia di altri amici, per la seconda volta scalerà la Punta Dufour del Monte Rosa, a 4.634 metri. Dopo essere ridisceso, e stavolta insieme solo alla sua compagna, inforcherà la bicicletta (fornita da Tmp Bike di Rovigo) per arrivare in quattordici giorni a Santiago de Compostela. Poi, il 7 luglio il ritorno in Italia, stavolta in aereo.
Ma questo, come detto, è solo la prima parte del cammino che porterà Lanfri al tentativo sull’Himalaya. A inizio ottobre proverà infatti a salire sui 7.246 metri dell’Hiunchuli, nel Nepal centrale.
«Si tratta di una vetta non turistica - spiega Lanfri - e per questo ci dovremo un po’ arrangiare. La spedizione complessivamente durerà 38 giorni, dei quali dieci di avvicinamento al campo base, 15 per arrivare dal campo base alla vetta e altri dieci per il ritorno. Andò insieme alla guida Luca Montanari, con il quale ho una grande intesa. Siamo però solo in tre, quindi lancio un appello a chi si volesse unire. Attenzione, però, bisogna essere davvero esperti e ben allenati».
In contemporanea a tutto questo Lanfri continua a preparare la spezione per l’Everest anche dal punto di vista tecnico, lavorando sui materili: da quelli delle sue protesi alla tuta, che sarà realizzata ad hoc.
«La cosa che più mi preoccupa in un’impresa del genere - spiega ancora l’atleta lucchese - è il fattore climatico, che può cambiare veramente in maniera repentina.
«Mi sono già trovato, in passato, in situazioni critiche e sono sempre riuscito a venirne fuori bene, senza andare nel panico e analizzando con calma tutte le possibilità». —
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