Il presidio
Sgrò, imprenditore e scrittore per passione: «Così combattiamo le morti sul lavoro»
Il creatore dell’ispettore Felicino racconta come l’ispirazione gli sia arrivata guardando un programma televisivo «Scrivo da sempre, ma quando mio figlio ha preso le redini dell’azienda ho potuto dare sfogo a quello che mi piace di più»
«Ammazza più il lavoro della mafia, lo sa?». Esordisce così Pasquale Sgrò, imprenditore di professione e scrittore per diletto.
Sgrò ha anche inventato l’Ispettore Felicino, protagonista già di due libri che accompagnano il lettore nel mondo della sicurezza sul lavoro. «Sembrerà strano – prosegue lui - ma tutto è nato da questa riflessione. Ci sono quasi quattro morti bianche al giorno. Dato che una delle cause principali è la mancanza di cultura sulla sicurezza, l’idea era quella di comunicare in maniera semplice concetti apparentemente pesanti. Concetti che ho cercato di rendere attraverso il fumetto, un veicolo di comunicazione potentissimo, oltre che semplice ed efficace».
Una strategia premiata dal successo, tanto che, assieme alla casa editrice Tecniche Nuove, Sgrò sta lavorando a un libro per bambini dalla terza alla quinta elementare che parla proprio di sicurezza a fumetti. «Una sera – prosegue - guardando una trasmissione di approfondimento un famoso giornalista, parlando di sicurezza sul lavoro, faceva riferimento alla legge 626. Solo che quella norma era stata abolita cinque anni prima! L’ennesima prova che la cultura della sicurezza è spesso qualcosa con cui riempirsi soltanto la bocca…».
Sgrò della sicurezza ha fatto uno strumento di vita, e un esercizio di professionalità. «Per scrivere – mi spiega - sono stato ispirato dal mio lavoro. Sono tanti anni che mi occupo di sicurezza. Era il 1985, quando ho iniziato. Posso dire quindi di parlare di quello che vedo e di raccontare quello che ho vissuto. Troppo spesso però le situazioni in cui mi imbatto vanno ben oltre la mia più ardita fantasia».
Libri come il thriller “Corpo morto a paratia” (Mauro Pagliai, 2017), nel quale l’ispettore Felicino viene coinvolto a indagare sulla morte di un nordafricano trovato murato dentro le paratie della nave da crociera Concordia, adagiata nel porto di Genova e in attesa dello smantellamento. «Scrivo da sempre – aggiunge Sgrò -, ma come tutte le cose la scrittura è maturata al momento giusto. Per me è accaduto quando in azienda è entrato mio figlio e ne ha preso le redini. Allora ho dato sfogo alla mia vera passione, anche se lo faccio per divertirmi. Della scrittura – prosegue Sgrò – mi piace immaginare e creare personaggi. È come partorire, solo che tutti i personaggi vengono come li vuoi tu: belli o brutti, cattivi o buoni, furbi o sciocchi. Lo sai già come saranno. Però a volte qualcuno sfugge dall’idea iniziale e allora lo assecondo come se avesse una vita propria». Con le letture è un po’ diverso. «Lo ammetto: sono un lettore compulsivo. Fra questi senza dubbio mi hanno coinvolto di più “L’Idiota” di Dostoevskij, le opere di Bukowski come “Storie di ordinaria follia” e “Compagno di sbronze”, la letteratura sudamericana ed Ernest Hemingway. Il mio preferito è “Il vecchio e il mare”».
Sul comodino, Sgrò ha una lunga pila di libri: «Ci sono sicuramente i miei ultimi lavori, fra cui il manoscritto di alcuni gialli, da Simenon all’ultimo Camilleri, uno dei romanzi postumi di Goliarda Sapienza e due classici: “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e “Mastro don Gesualdo” di Verga. E poi c’è il mio ultimo lavoro, il manoscritto di “Cose Nostre – La rivelazione” che è attualmente in prevendita sulla piattaforma Bookabook».
Di Lucca dice che è una città meravigliosa, e ogni giorno glielo rivela al mattino: «Mi piace alzarmi la mattina presto, e passeggiare per il centro storico: è una sensazione come di aria fresca, di sapore del passato. Non mi va di fare un elenco però delle cose che amo, perché dimenticherei sicuramente qualcosa». Della città dice anche di amare il suo essere a misura d’uomo. «Tant’è che l’ho scelta per vivere e far crescere i miei figli. Potevo prendere altre strade perché ho iniziato a lavorare a Pisa e poi a Firenze, invece ho scelto Lucca e confermerei la mia scelta anche ad anni di distanza». Non è dunque una sorpresa che alla città non rimproveri nulla. «Ma ai lucchesi… Forse dovrebbero amarla di più ed evitare di sollevare polemiche inutili che rischiano di mettere in secondo piano la sua bellezza e le sue potenzialità». Gli chiedo allora che cosa farebbe, se fosse sindaco per un giorno. «Non penso di avere il carattere adatto per fare politica. I compromessi non sono il mio forte. Più che cambiare, cercherei di rendere più vivibile per i lucchesi il centro storico: un gioiello che si sta omologando alle esigenze del turismo mordi e fuggi». Come contraddirlo? —
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