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Favarin, l’emozione non ha voce «L’impresa più bella di sempre»

Luca Tronchetti
Favarin, l’emozione non ha voce «L’impresa più bella di sempre»

Il terzo allenatore di ogni tempo considera questa salvezza alla stregua delle promozioni con la Lucchese

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Mezzanotte e dieci minuti. Squilla il cellulare e dall’altra parte risponde una voce rotta dall’emozione. Credeva di averle viste tutte Giancarlo Favarin, 60 anni, oltre 40 passati sui campi di calcio prima, come recita Ligabue, «a recuperar palloni» e poi ad impartire ordini dalla panchina. Ma quello che è accaduto a Bisceglie lo ricorderà per tutta la vita. «Abbiamo iniziato la stagione in Coppa Italia con l’Arezzo vincendo ai calci di rigore e l’abbiamo conclusa in Puglia sempre dal dischetto conquistando una salvezza incredibile per quello che ci è capitato da gennaio ad oggi. Quando Starita si è presentato dagli undici metri per il quinto penalty che poteva risultare decisivo, per un attimo ho rivissuto mentalmente tutto quello che ci era capitato nel corso della stagione e ho pensato che non poteva finire così. La deviazione decisiva di Falcone è stato un segno del destino. Vuol dire che lassù qualcuno ci ama. Questa salvezza la dedico alla mia famiglia, a questi splendidi ragazzi che mi hanno regalato fantastiche emozioni e a questi tifosi che non hanno eguali e che ci hanno sempre sostenuto aiutandoci con tutte le loro forze e anche oltre le loro possibilità».

A Bisceglie era marcato a uomo anche in tribuna. I commissari lo avevano stretto in una morsa e gli impedivano di comunicare con il cellulare. «Ma ormai con Langella abbiamo raggiunto un’intesa simbiotica. È il mio alter ego con qualche anno in meno e qualche capello in più».

Con 122 panchine (comprese le 4 dei playout, anche se è squalificato il capo allenatore è lui) Favarin è il terzo tecnico di ogni epoca nella Lucchese dietro solo ai mostri sacri Corrado Orrico (163) e Egri Erbestein (161). Dal 2008 al 2010 il tecnico di Coltano aveva vinto due campionati (in D e Seconda Divisione) guidando squadre importanti con una società all’altezza (almeno nei primi due anni) e un gioco spumeggiante tanto che Antonio Conte - futuro allenatore della Juventus, della Nazionale, del Chelsea e adesso dell’Inter - aveva seguito spesso i suoi allenamenti prendendo appunti sul quel sistema super offensivo (3-3-1-3) che aveva consentito alla Lucchese di essere la squadra più prolifica del campionato di C2. «Rispetto ai due anni e mezzo vissuti precedentemente a Lucca, questa stagione resterà scolpita per sempre nel mio cuore. Siamo stati più forti delle difficoltà, più forti della malasorte, più forti di chi ci voleva morti a febbraio. Io, Giovanni (Langella) e Antonio (Obbedio) ci abbiamo sempre creduto a questa salvezza. E con il passare delle settimane i ragazzi hanno iniziato a crederci con sempre maggior forza e determinazione. Abbiamo sopperito da squadra alle carenze dei singoli e abbiamo dato tutti il 110% per raggiungere un obiettivo che meritiamo. Ci dispiace per i nostri avversari, mi riferisco al Bisceglie, che hanno giocato con determinazione e meritavano pure loro di restare nei professionisti. Ma il calcio spesso è crudele come la vita. Siamo noi a festeggiare una salvezza che non ha eguali nella storia calcistica italiana. Cosa accadrà adesso? Non lo so e in questo momento non è in cima ai miei pensieri. Noi il miracolo lo abbiamo compiuto, adesso tocca a qualcun altro fare in modo che la nostra impresa possa avere un seguito. Chiaro che mi piacerebbe restare perché Lucca è la mia casa, è il club a cui, e parlano i numeri, sono più legato. Non solo lo staff tecnico, ma anche i calciatori meriterebbero una conferma collettiva e un grazie da tutta la città e dalle istituzioni. Senza le penalizzazione di 25 punti avremmo regalato soddisfazioni maggiori a una piazza che merita di tornare nei piani nobili del calcio. Ma gli sportivi e una stampa seria e competente hanno capito il nostro dramma e ci hanno aiutato senza pretendere nulla in cambio. Ora ho bisogno di riposarmi, di stare con la mia famiglia che ho trascurato per la causa rossonera. Io adesso sono davvero un uomo felice». —

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