Il Tirreno

Lucca

Morena, dal nord al verde di Lucca sulla scia di un grande urlo

flavia piccinni
Morena, dal nord al verde di Lucca sulla scia di un grande urlo

Autrice, pubblicitaria, scrittrice è una delle animatrici del progetto che “registra” gli sfoghi delle donne

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flavia piccinni

«Abbiamo tutte una storia da urlo, forse dobbiamo solo essere aiutate a individuarla». Parla così, con un luccichio gentile negli occhi, Morena Rossi che nella sua vita ha attraversato tante fasi e tanti luoghi, tante storie. Adesso è una donna di poco più di quarant’anni, i capelli corti e le mani in movimento, che ha scelto Lucca per il suo presente e si divide in progetti che l’appassionano e che, a volte, nascono un po’ per caso.

Esattamente come “Donne all’ultimo grido” un «esercizio d’ascolto – mi spiega - che ha la pretesa di aiutare le donne, attraverso storie di altre donne, a trovare la propria voce» e che è venuto fuori durante la presentazione di un libro, un po’ per caso: «Chiesi ai presenti di fare un grosso urlo, tutti insieme, pensando al migliore dei traguardi raggiunti o da raggiungere. È stata un’esperienza così toccante e liberatoria che ho pensato dovesse avere un seguito. Oggi ogni racconto che facciamo finisce con un urlo. È meraviglioso: non c’è distinzione di religione, cultura o etnia nell’urlo. È nuda espressione d’emozione».

Al progetto – l’ultimo dell’incubatore di idee Elleotto, composto da otto donne diverse che sostengono la parità di genere e il mondo femminile - si può partecipare attraverso Instagram. «Basta scriverci e noi, cacciatrici di urli, vi veniamo a trovare. Si tratta di un modo per provare a sensibilizzare perché in Italia, così come in gran parte del mondo, le donne vivono grandi riscatti ma anche grandi ingiustizie. E, a mio avviso, quelle legate all’emancipazione professionale sono sempre le più fastidiose. Come se occuparsi d’altro oltre alla famiglia e alla casa fosse una colpa. E non parliamo del farsi pagare il giusto per il proprio lavoro. Purtroppo Lucca non è diversa dal resto d’Italia. Essere una città di provincia forse esaspera di più alcuni aspetti negativi». Anche se non è nata qui, Rossi conosce la città – dove vive da sette anni – a menadito. O quasi. «Io vengo da Salò, sul lago di Garda, e lì sono rimasta fino a diciannove anni quando mi sono trasferita a Pavia per l’università». Mi racconta di essere laureata in filosofia e di aver sempre lavorato come autrice e copywriter. «Ho scritto e condotto programmi radiofonici per radio24 e, anche se non lo faccio più, la radio rimane il mio sogno». Da uno di questi programmi è nato anche il libro “Destini Incrociati” cui, nel 2016, è seguito il romanzo “che m’importa che tu faccia la brava”. Attualmente, Rossi lavora principalmente come pubblicitaria. Ha un romanzo nel cassetto da un paio di anni, nel tempo libero – mi spiega -«porto avanti progetti che possano lasciare un segno».

Se le domando quando le è cambiata la vita, non ha dubbi: «Quando a mio marito hanno proposto un lavoro qui, e nostro figlio era appena nato. Quella di farlo crescere da queste parti, lontano dalle nebbie e dalle zanzare pavesi, era un’opportunità da non lasciarsi sfuggire!”. Sorride. «Città di provincia per città di provincia, tanto valeva essere in quella con il clima migliore. E poi il mio lavoro mi permette di muovermi senza problemi. Mi basta una buona connessione internet e posso farlo ovunque. Così siamo arrivati a Lucca, città che prima d’allora, lo dico senza non provare un po’ di vergogna, non avevo mai visitato».

L’incontro con il centro storico è graduale. «Me lo ricordo ancora: decidemmo di fare un fine settimana qui, per capire se poteva andare bene per noi. Era maggio. Stavo cambiando il pannolino di mio figlio sul prato dei bastioni, mentre vedevo tutta questa gente che camminava e correva e andava in bicicletta ho pensato: mi sento a casa». Dopo quel fine settimana, ne sono seguiti altri, poi il trasloco e la stabilità. «A Lucca la viabilità non è delle migliori e i mezzi pubblici non sono adeguatamente sfruttati. Detto questo, mi piace quasi tutto. Persino i lucchesi che, checché se ne dica, non sono per niente chiusi. O, almeno, non lo sono stati con me. Va detto che sono una persona molto tollerante, mi adatto sempre a tutto».

Sorride e, quando le domando se pensa di restare, scoppia in una fragorosa risata. «Abbiamo appena comprato casa, a Sant’Anna. E quella vista sugli alberi, sulle fragole che stanno maturando sul mio balcone e sulle ombre di un’estate che abbiamo atteso molto e che finalmente è arrivata non ha paragoni». Sorride ancora, con denti bianchi e il viso che sprizza gioia: «Venire a Lucca non è stato un desiderio, ma lo è quello di rimanerci dopo averla conosciuta. E come tutte le cose che ti capitano nella vita e ti mettono su una nuova strada. Mi capita a volte di sentimi ancora visitatrice, di stare solo a guardare. È una sensazione che vorrei non finisse mai. Ho trovato una grande accoglienza e continuo a trovarne. Un giorno, eravamo qui da poco, mio marito mi disse “ho come la sensazione che siamo venuti a Lucca per te”, pur essendo invece venuti per il suo lavoro. E forse, almeno un po’, credo sia vero…». —

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