Il presidio
Lucca, l’emozione dei sotterranei delle Mura come nessuno li ha mai visti
Un viaggio di due ore dentro e sulle Mura, con la conduzione magistrale dell’esperto Gabriele Calabrese. Il racconto dei concerti dal carcere di Chet Baker
LUCCA. La storia di Lucca è scivolata tra le dita, gli anni e i secoli come granelli di sabbia. E così i personaggi, i suoi protagonisti: da Giulio Cesare che arriva con il cavallo bianco perché a Lucca, con Pompeo e Crasso spartirà i territori conquistati a nord, fino alle famiglie nobiliari che nel Seicento arredarono i giardini delle proprie ville come palcoscenici di teatro (è il caso di Palazzo Pfanner, all’epoca Controni Moriconi).
Ma la passeggiata nella storia di Lucca di Noi Tirreno (fotoservizio di Ilaria Genovesi), condotta magistralmente dalla guida specializzata Gabriele Calabrese di Turislucca, che ringraziamo per la disponibilità, ha avuto come protagonista le Mura urbane, il Monumento con la emme maiuscola della città murata, e anche il luogo più vissuto dai lucchesi. Bello, maestoso e segreto. La sorpresa che Calabrese aveva preparato per il gruppo di abbonati a Noi Tirreno, la nostra comunità virtuale di lettori, si è tradotta in un’esperienza davvero emozionante.
Come entrare nei sotterranei del baluardo Santa Croce aprendo il grosso chiavistello di ferro battuto e avere quello spazio in via esclusiva, per una mezz’ora che sembra infinita. Lì, ancora di più, la sensazione di fare un’incursione nel passato è forte, tangibile, reso ancora più vivo dal racconto della guida specializzata. Quella sulla quale si affaccia l’entrata del sotterraneo era un tempo la zona “povera” della città, la “pelleria”, così denominata perché lì gli operai conciavano le pelli usando come soluzione l’orina dei cavalli.
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Non più tardi di alcune decine di anni fa, all’entrata di quello stesso baluardo si trovava un’officina dove si riparavano le biciclette. Ma tutte le gallerie, quella che porta alla base della torretta medievale fino allo spazio più grande, costruito successivamente per alloggiarvi i cannoni più massicci, erano un luogo sconosciuto. O conosciuto a pochissimi. Una signora del gruppo di Noi Tirreno, che ha vissuto proprio in quella zona, ha raccontato che da piccola, con un’amica sua coetanea, giocava a calarsi giù dalle aperture di fortuna per immergersi in quel luogo misterioso e fascinoso che era ed è il sotterraneo, ristrutturato, come gli altri delle Mura urbane, da alcuni anni a questa parte.
È stato un po’ come entrare nelle viscere della città, come esplorarla dal suo interno.
Il gruppo di Noi Tirreno è poi salito sulle Mura, popolatissime ieri pomeriggio da chi passeggia, fa jogging, parla o si gode il sole. «È stato con l’arrivo di Elisa Baciocchi - ha spiegato Calabrese - che sulle Mura sono comparse tante varietà di alberi. Non solo pioppi e olmi che erano i più conosciuti qui. Elisa fece venire i platani, i tigli, tanto da rendere le Mura un grandissimo giardino».
Costeggiando il carcere San Giorgio, il racconto non poteva tralasciare una delle vicende che negli anni Settanta fecero più parlare di Lucca, come la detenzione (per motivi legati alla droga) del jazzista Chet Baker per sedici mesi nel carcere San Giorgio, da dove inscenava piccoli concerti suonando la sua tromba: centinaia di lucchesi, quando suonava, stavano dietro il carcere, sulle Mura, ad ascoltare. La differenza tra le Mura di Lucca e di altre città è di essere un luogo vissuto. Così in passato, così nel presente. Costruite per difesa e mai usate, alla fine, a questo scopo. Due ore filate di visita sono passate in un lampo, i racconti hanno incantato i lettori abbonati di Noi Tirreno, che ringraziamo per la presenza. —
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