Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Tifoseria violenta, due ultras dal giudice per l’aggressione alle tifose dell’Arezzo

Tifoseria violenta, due ultras dal giudice per l’aggressione alle tifose dell’Arezzo

Si costituiranno parte civile 5 persone pronte a chiedere i danni ai tifosi per lesioni, violenza privata e danneggiamento

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LUCCA. Una barbara aggressione compiuta nei confronti di tre donne, di cui una all’epoca dei fatti di 77 anni, che avevano soltanto due colpe: essere tifose di un’altra squadra di calcio (l’Arezzo) ed essere transitate da una zona «off limits» (via della Concordia) perché punto di ritrovo del gruppo ultras «La Meglio Gioventù» la formazione del tifo di estrema destra diretta emanazione del disciolto gruppo dei Bulldog padrone assoluto della curva nel periodo 2006-2007. Perché uno degli indagati - Mirko Santucci, 38 anni, di Capannori, difeso dall’avvocato Federico Corti dello studio Marco Treggi - faceva parte dei vertici del gruppo ultras. Santucci venne condannato a 3 anni dal tribunale di Lucca (2011) e dalla Corte d’Appello (2014), ma venne salvato in Cassazione dall’istituto della prescrizione dall’accusa di far parte di un’associazione finalizzata alle minacce, alle percosse, alle lesioni, al danneggiamento e al porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Per il caso dell’aggressione compiuta il 16 settembre 2018 ai danni di tre tifose dell’Arezzo, al termine della partita di serie C, con Santucci è indagato anche Francesco Baccili, 33 anni, di Capannori, ultras del gruppo «La Meglio Gioventù» già sottoposto a Daspo e anche lui assistito da Federico Corti. Mercoledì 10 luglio dovranno rispondere davanti al gup Simone Silvestri di lesioni personali, violenza privata e danneggiamento aggravato.

L’INDAGINE

Stando alla procura - l’inchiesta affidata alla Digos è stata diretta dal sostituto Enrico Corucci - le parti lese non sono soltanto tre (le donne aggredite e ferite all’interno dell’Opel Astra danneggiata) come riferito in una conferenza stampa tenutasi lo scorso anno in questura. Le parti lese, per l’accusa, sarebbero cinque. Perché il solo Baccili deve rispondere di violenza privata e danneggiamento anche ai di una coppia aretina - lui 53 e lei 50 anni - che viaggiava a bordo di una Bmw. Secondo l’accusa l’indagato - assieme ad almeno più di cinque ultras non identificati - si mise davanti alla berlina tedesca condotta dal sostenitore amaranto per cercare di fermare, senza riuscirci, la macchina. Gli stessi ultras provarono a colpire il vetro della portiera della Bmw con una mazza per cercare di danneggiare l’autovettura.

Ma a subire i danni maggiori - fisici e morali - furono le passeggere e la conducente della Opel Astra, rispettivamente di 77, 28 e 47 anni, tutte residenti ad Arezzo e tutte assistite legalmente dall’avvocato Tiberio Baroni del foro di Arezzo. Per errore sbagliarono strada. Non seguirono il percorso consigliato dalla scorta cercando di evitare incolonnamenti per giungere prima all’ingresso autostradale. E si trovarono, loro malgrado, con la strada sbarrata e la vettura accerchiata. Stando all’accusa i due indagati assieme ad un numero superiore a cinque ultras salirono sul cofano della berlina infrangendo con mazze, bastoni, catene e cinghie, il lunotto posteriore e lo specchietto retrovisore sinistro dell’auto e cercando di infrangere pure il parabrezza. La conducente fu colpita alla spalla con un bastone procurandosi una lesione con prognosi di 20 giorni mentre la passeggera di 28 anni venne colpita alla testa con una cinghia procurandosi una lesione cranica giudicata guaribili in 20 giorni. Tanto spavento - in considerazione dell’età - ma fortunatamente nessuna contusione per la pensionata di 77 anni. Per arrivare all’individuazione di due dei responsabili dell’aggressione la Digos si è servita dei filmati delle telecamere del Porta Elisa e della videosorveglianza di abitazioni nelle zone limitrofe di via della Concordia.

LA PALLA AL GUP

Adesso la palla passa al giudice dell’udienza preliminare. In caso di rinvio a giudizio la parte lesa si costituirà parte civile nel processo chiedendo il risarcimento dei danni ai due ultras di estrema destra. —

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