Il presidio
Accoglienza trionfale per Gino Strada «Cancelliamo la guerra o saremo distrutti»
Il fondatore di Emergency ha riempito la chiesa dei Servi: «In Italia sono scomparse parole come diritti e uguaglianza»
Entra. Ed è subito emozione. Un applauso lunghissimo che si trasforma in standing ovation. Mille persone – a sedere sulle panche, sulle sedie, sui gradini dell'altare e perfino in terra – uscite di casa nel primo lunedì dal sapore estivo per salutare e ascoltare in una chiesa un uomo scomodo, che sorride poco e con lo sguardo di chi non fa sconti a nessuno. Un uomo che parla di morti, di sangue, di guerra. Di etica che non c'è più. Di disincanto. Ma anche di diritti, di uguaglianza, di giustizia sociale, di mobilitazione, di utopia, di grandi sogni.
Lucca ha accolto così Gino Strada. Con una partecipazione e un calore davvero inaspettati tanto che gli organizzatori – le Fondazioni Banca del Monte e Lucca Sviluppo nell'ambito degli “Incontri con le eccellenze” - avevano scelto la chiesa de' Servi invece del più capiente auditorium San Romano proprio perché non prevedevano una tale affluenza. Ma nessuno è rimasto fuori e, scardinato ogni protocollo, gli ultimi arrivati sono stati invitati a sedersi per terra e in tutti i posti liberi, anche sui gradini delle cappelle laterali e intorno all'altare centrale su cui era sistemato il tavolo dei relatori.
Un bel colpo d'occhio per il cardiochirurgo di Sesto San Giovanni, fondatore e presidente di Emergency, che si è trovato avvolto in un caloroso abbraccio da parte del pubblico. E il pubblico, da quel momento, non lo ha più mollato, ascoltandolo per oltre due ore senza i cedimenti che di solito si verificano di fronte a un unico oratore, tipo colpi di tosse, brusio, squilli di cellulare o l'ancora più irritante andirivieni.
E Strada non ha raccontato barzellette. Con la storia di Emergency - che nel 2019 celebra 25 anni di attività – è entrato nel vivo della sua vita e delle sue idee: «Emergency è nata perché l'esperienza di vedere la realtà dei feriti di guerra non te le togli più di dosso. Eravamo in 25 tra medici e infermieri con esperienze sui fronti, decidemmo di iniziare con un team chirurgico in Ruanda, in pieno genocidio. Servivano 250 milioni di lire, pensavamo di firmare 25 cambiali, ma non ci fu bisogno perché i soldi arrivarono dalla gente». Da allora l'associazione ha curato dieci milioni di persone gratuitamente e con una medicina d'eccellenza nei Paesi più martoriati del mondo. «Curando queste vittime, anno dopo anno – ha proseguito - abbiamo capito che qualunque siano le armi, qualunque siano i motivi, la guerra ha sempre la stessa faccia: morti, feriti, gente che soffre. È trovandoci di fronte ogni giorno la sofferenza di altri esseri umani che abbiamo iniziato a maturare l’idea di una comunità in cui i rapporti siano fondati sulla solidarietà e il rispetto. Una società che faccia a meno della guerra, per sempre. È l'utopia più bella. Non c'è alternativa: se non rinunciamo alla guerra, sarà la guerra a distruggere noi».
Riguardo alla situazione politica in Italia, Strada è preoccupato e non risparmia nessuno. «Ma attenzione, quello che sta succedendo – ha concluso – è già successo qui e in Germania agli inizi degli anni Trenta. Un'inciviltà strisciante, non c'è più etica, sono scomparse parole come diritti, uguaglianza, giustizia sociale. Oggi l'Italia sembra anestetizzata. Servono invece grandi sogni e credo che l'unica possibilità sia la mobilitazione della società civile». —
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