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Rinviato a giudizio l’anarchico incendiario Rossetti Busa
Tentato incendio e uso di ordigno con finalità terroristica. L’uomo sarà giudicato a ottobre in corte d’assise a Lucca
LUCCA. Rinviato a giudizio Mauro Rossetti Busa, il sessantenne sedicente anarchico protagonista nel febbraio dell’anno scorso di due attentati dinamitardi in città. A valutare la sua situazione il Gip di Firenze Federico Zampaoli (Rossetti Busa, infatti, è indagato per atti di terrorismo e a procedere in casi del genere è la procura distrettuale antimafia, che ha sede nel capoluogo toscano). . Vista la mole di prove raccolte dagli agenti delle volanti e dagli investigatori della Digos dopo gli episodi che lo videro protagonista, il rinvio a giudizio dell’uomo appariva praticamente scontata, restava soprattutto da capire per quando e dove veniva fissato il processo, che si terrà in corte d’assise a Lucca il prossimo 8 ottobre. I capi di imputazione sono quelli di tentato incendio e utilizzo di ordigno esplosivo, in entrambi i casi con l’aggravante della finalità terroristica.
I fatti risalgono alla sera del primo febbraio 2018, quando Rossetti Busa prima diede fuoco a una pompa di benzina al distributore Eni di viale Puccini, poi, muovendosi in bicicletta, lanciò una molotov contro un portone in via Michele Rosi, vicino alla sede di Casapound che, quasi sicuramente, era il suo reale obiettivo in quella circostanza (il movimento infatti si è costituito parte civile). Un attentatore imbranato e maldestro (al punto di lanciare la bomba artigianale contro un obiettivo diverso da quello che probabilmente aveva in mente), ma non per questo meno pericoloso. Solo per una serie di circostanze fortuite i suoi gesti non si tradussero in conseguenze parecchio più gravi.
Da subito le indagini sull’accaduto, condotte dagli agenti delle volanti e dalla Digos, si concentrarono su Mario Rossetti Busa, personaggio con numerosi precedenti e già conosciuto dalle forze dell’ordine. Al momento degli attentati, infatti, l’uomo si trovava, o meglio, si sarebbe dovuto trovare, in casa propria, agli arresti domiciliari per reati contro il patrimonio, per un furto commesso a dicembre (e tra i capi di accusa che gli furono mossi si aggiunse così anche quello di evasione). Un curriculum, lunghissimo il suo, tra delinquenza comune ed estremismo politico.
La descrizione fatta da un testimone e le immagini della telecamera di videosorveglianza del distributore di viale Puccini, si rivelarono decisive nel dare un’identità al “bombarolo in bicicletta”. Già a mezzanotte, poco più di un paio di ore dopo l’accaduto, gli agenti bussarono alla porta di casa sua in via Turati per arrestarlo. La sua bicicletta, parcheggiata al coperto, era ancora bagnata per la pioggia caduta quella sera, mentre i suoi vestiti emanavano un forte odore di benzina. L’uomo agli agenti non fornì alcuna spiegazione, scegliendo la strada del silenzio. —
Luigi Spinosi
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