Meteo
Un monumento al degrado che domina sull’intera frazione
L’ex Molino Pardini in stato di abbandono dagli anni novanta ancora in attesa di essere recuperato
La sua immagine colpisce da lontano, una sorta di gigantesco monumento al degrado che sembra quasi fare ombra all’intera frazione. È l’ex Molino Pardini. Un’enorme struttura industriale completamente lasciata a sé stessa da anni.
A rendere bene l’idea dell’impatto che questa struttura ha sulla zona è, con una battuta, uno dei residenti, Giuseppe Orsi: «Sono due le cose fatte dall’uomo che si riescono a vedere dal satellite, una è la muraglia cinese, l’altra è il Molino Pardini. Ormai è abbandonato da decenni. Più di una volta si è parlato di farne qualcosa, di recuperare quell’area, ma è sempre lì, in quello stato».
Quella sorta di Moloch è una rappresentazione quasi perfetta del “principio della finestra rotta”, per il quale un elemento di degrado tende a diventare “contagioso”. E, in effetti, attorno a quel complesso, soprattutto scendendo lungo via della Stazione III che corre a fianco, è facile trovare elementi di decadenza, tra erba alta e sporcizia un po’ ovunque. Un degrado che pare contagiare per esempio la stazione che si trova proprio lì davanti (luogo di ritrovo di “strane presenze”, viene spiegato dai residenti, che non escludono attività di spaccio in zona). Così come lo stesso molino, nonostante i cartelli a segnalare il pericolo di caduta materiali e la presenza di telecamere, sarebbe talvolta usato, secondo altri residenti, come rifugio da sbandati.
E poi le discariche che sorgono attorno (e non solo qui a dirla tutta), alcune invisibili solo perché nascoste dall’erba alta: «Colpa di incivili che passano e gettano la spazzatura, a volte direttamente dal finestrino», riprende Orsi.
Ma è il complesso stesso, così senza cure, a creare inquietudine tra i residenti della zona: «Nel tempo si sono sentite tante idee su quello che potrebbero farne – racconta Andrea Gelli – ma abitandoci proprio davanti comincio a essere preoccupato. È dagli anni novanta che è lasciato a sé stesso. Non mi risulta che sia stato fatto nessun intervento, a parte mettere una rete e dei cartelli. E man mano che passa il tempo quella struttura rischia di cadere a pezzi, e non sappiamo cosa ci sia dentro, se vi siano anche parti in eternit (ossia amianto ndr). E quando tira il vento cosa succede? Io sono qui soprattutto per chiedere cosa se ne vuol fare di questa cosa, visto che, anche solo per abbatterla ci vorranno cifre enormi. Vorrei sapere se ci sono novità sul futuro di quest’area».
Altre segnalazioni rimandano sempre in via della Stazione III, uno dei punti in cui l’ex molino si affaccia direttamente su una strada. Qui gli ingressi sono stati in qualche modo sigillati, per evitare eventuali ingressi nel complesso. Ma per il resto sono state installate delle semplici transenne (oltre ai cartelli già citati) a separare la parete dello stabilimento dal punto di libero passaggio per pedoni e automobilisti, a creare una sorta di cuscinetto, tutt’altro che impenetrabile, dalla zona a rischio caduta materiali. E sopra, sulle nostre teste, spiccano le enormi finestre a vetro del complesso, in gran parte rotte. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
