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Lucca

Giovani e poveri, i primi impegni del nuovo arcivescovo

Giovani e poveri, i primi impegni del nuovo arcivescovo

Monsignor Giulietti ha strappato un sorriso paragonandosi al concime. Migliaia di persone hanno assistito alla funzione nelle navate della cattedrale

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LUCCA. Chissà se in futuro verrà chiamata “La parabola del perugino”. Fatto sta che l’omelia con la quale di fatto monsignor Paolo Giulietti si è presentato davanti ai fedeli della sua nuova diocesi ha avuto una parte decisamente non usuale. E però proprio in quella parte si è concentrato una sorta di programma di mandato squadernato davanti alle oltre duemila persone che affollavano le navate di una Cattedrale che così tanta gente la vede soltanto in occasione della festività di Santa Croce. Un programma che al centro ha il ministero nei confronti dei giovani e dei poveri.

Il perugino, dicevamo. Che indica chi, come monsignor Paolo, proprio dall’Umbria arriva (piccola curiosità a margine: la chiesa di Lucca ha avuto soltanto un altro vescovo umbro, nel Trecento, e anch’esso si chiamava Paolo). Questo, almeno, se ci fermiamo all’italiano. Ma se - come ha ricordato monsignor Giulietti nella sua omelia - consultiamo il dizionario del vernacolo lucchese, beh allora sappiamo che il perugino altro non è che il concime. Nella metafora, monsignor Paolo è il perugino, in entrambi i sensi, chiamato a fare germogliare la pianta della chiesa lucchese: «Cominciamo con dire - ha spiegato - che la pianta vale più del perugino. Per questo vi dico che il perugino, cioè io, è qui per voi. Va anche detto però che la pianta ha bisogno del perugino. E che, infine, la felicità del perugino sta nel frutto che dà la pianta: per questo sono sicuro che la pianta antica e gloriosa della chiesa di Lucca porterà frutti copiosi per la salvezza del mondo».

Ma l’omelia di Giulietti, interamente a braccio, senza una riga di appunti, non si è fermata qui. È entrata, pur in estrema sintesi, dentro alcuni problemi vivi della chiesa e della società lucchese.

Lo ha fatto partendo dalla necessità dell’ascolto, della parola di Dio e non solo. «Quella necessità che già venti anni fa il sinodo diocesano di Lucca - ha ricordato Giulietti - indicava come necessario per uscire da un cristianesimo stanco, ripetitivo e minimalista».

E sono due le direttrici in cui l’ascolto deve diventare opera concreta, di tutti i giorni. La prima è quella dei giovani: «Quando sarà chiara che la mancanza di futuro e cdi prospettive è il grande problema dei nostri tempi, un problema intollerabile, allora capiremo che siamo chiamati a edificare una nuova società ma anche una nuova economia».

Il secondo tema fondante è quello della povertà: «Quando saranno intollerabili le diseguaglianze che viviamo nel nostro mondo, allora capiremo che dovremo cambiare».Fin qui l’aspetto più istituzionale. Ma l’omelia e tutta la celebrazione dell’ingresso di monsignor Giulietti nel suo nuovo incarico sono state certamente inusuali sotto tanti punti di vista. A partire dagli applausi, i tanti applausi che hanno interrotto soprattutto la prima parte, con il passaggio di consegne da monsignor Italo Castellani al suo successore.

E proprio il periodo di Castellani alla guida della diocesi lucchese è stato ricordato da Giulietti, che ha ricordato come sia stato un vescovo dedito proprio all’ascolto. La giornata, iniziata con il pellegrinaggio da Altopascio a Capannori e poi a Lucca si è conclusa con la merenda sui pratini di piazzale Arrigoni. Da oggi per monsignor Paolo comincia un lavoro innanzitutto di conoscenza della nuova realtà nella quale si troverà a operare. Per questo ha già annunciato che l’estate che si sta avvicinando sarà una sorta di “luna di miele”, dedicata a conoscere tutto il territorio ma - soprattutto - anche le persone e il clero che lo dovrà aiutare nella sua missione.

La cerimonia, alla presenza di decine di vescovi e di tutti i parroci della diocesi è stata seguita da molte persone anche sul maxischermo allestito davanti alla sede della Banca del Monte: provvidenziale, per ripararsi dalla pioggia il porticato della cattedrale, lo stesso dove monsignor Castellani ha incontrato il suo successore. —

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