Festa della Liberazione, celebrati i partigiani che salvarono Lucca
lucca. “Ai quattro partigiani, con eterna gratitudine”. Recita così la dedica dell’amministrazione comunale ai quattro giovani partigiani lucchesi che nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1944 salvarono Lucca dai bombardamenti, consentendo alla città di arrivare intatta fino a oggi, senza distruzione, senza morti. Ieri mattina il Comune, insieme con l’Anpi e l’Isrec, ha reso omaggio alla loro memoria e alla loro impresa con una cerimonia pubblica, che si è tenuta al Ponte dei Frati, a Pontetetto, proprio lì dove una lapide ricorda la vicenda di Guglielmo Bini, Alberto Mencacci, Giuseppe Lenzi e Alfonso Pardini. Una cerimonia molto partecipata, commossa, guidata dal sindaco, dal rappresentante dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Lucca, Carlo Giuntoli e dalla presidente dell’Anpi lucchese, Rosalba Ciucci. Furono i quattro partigiani, ad avvertire gli Alleati di non bombardare la città, visto che i tedeschi erano già stati tutti sconfitti. Particolarmente toccante il momento delle testimonianze: alla cerimonia hanno partecipato anche i familiari dei quattro partigiani. C’era Laura Bini, sorella di Guglielmo, accompagnata dai nipoti e dal figlio di quel “Memo” di Pelleria che prese parte alla formazione partigiana; Enzo e Laura Pardini, figli di Alfonso di Sant’Anna, e ancora Maria Pia Mencacci, nipote di Alberto. Accanto a loro altri parenti, altri testimoni, altri depositari di quella memoria che solca i decenni: come Madiana Gigli, staffetta partigiana di Pelleria che proprio dopo l’8 settembre 1943 mise in salvo due soldati inglesi e li nascose in casa; Silvano Martini, genero di quel Vannuccio Vanni, per tutti partigiano Alfredo, che guidò il Cln lucchese. Un pensiero anche a Nara Marchetti, storica partigiana, presidente onoraria dell’Anpi di Lucca. Accanto a loro, alla memoria di quello che è stato, si sono seduti gli studenti dell’Istituto superiore artistico “Passaglia” che, come in un passaggio di testimone, hanno raccolto il passato e lo hanno trasformato, attraverso l’arte, la musica, il canto e la poesia, in concreta e solida attualità. —
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