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Finisce con l’archiviazione la querela dell’onorevole all’assessore all’urbanistica
Per il gup la diffamazione non sussiste e le dichiarazioni di Serena Mammini rientrano nell’ambito della critica politica Gli atti sono stati restituiti al pm
Quattro pagine per spiegare - al termine di una ricostruzione attenta e minuziosa degli avvenimenti iniziati il 4 ottobre 2016 e conclusi il 3 giugno 2017 - come l’ipotesi diffamatoria sia insussistente e tutto sia riconducibile nell’alveo e nella dimensione del diritto di critica politica. Il giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci ha sciolto la riserva e archiviato il procedimento penale che vedeva l’onorevole Piero Angelini - ex parlamentare Dc e sino a giugno 2017 nella lista civica Governare Lucca - in veste di querelante nei confronti dell’assessore all’urbanistica Serena Mammini. L’esponente della giunta Tambellini era «sbottata» al termine di una conferenza stampa del 3 giugno 2017 in cui Angelini l’aveva attaccata per l’ennesima volta sul tema del piano strutturale e in riferimento alla sanatoria nel 2007 per un manufatto di proprietà del padre dell’assessore nel parco dell’Acquedotto nel Nottolini. E nello stesso giorno la Mammini aveva replicato con un intervento su Fb, poi diffuso da varie testate giornalistiche, parlando di «dichiarazioni farneticanti che provengono da una bocca che da mesi non sa fare altro che vomitare offese e dichiarazioni lesive della dignità, correttezza e onestà delle persone». E poi ancora di dati riportati non correttamente «o per reale confusione nella mente di chi le pronuncia o perché chi le pronuncia è in grave malafede». Frasi virgolettate che Angelini aveva ritenuto diffamatorie inducendolo a presentare querela.
RICOSTRUZIONE DEL GIP
Ma è la puntuale ricostruzione del giudice Nerucci - con una genesi identificabile proprio con le contestazioni dell’ex consigliere comunale sollevate in ordine alla legittimità del piano strutturale adottato nel 2016 dall’amministrazione - ad evidenziare due dati indiscutibili: il carattere acceso e prolungato della diatriba e il suo oggetto prettamente politico. Scrive il giudice delle indagini preliminari: «Non c’è dubbio che i due contendenti si siano affrontati su due temi strettamente aderenti alla vita politica della città, vale a dire la legittimità di un determinato strumento urbanistico e il possibile inquinamento di esso a causa di interessi personali e familistici di un amministratore. Chiaro che nel momento in cui un amministratore viene accusato pubblicamente, e più volte, di aver commesso abuso d’ufficio non gli si può negare la facoltà di replicare con energia. Cosa che la Mammini ha fatto, peraltro neanche in tutte le occasioni in cui è stata chiamata in causa, usando toni e termini assai crudi, ma proporzionati in rapporto all’oggetto dello scontro politico e della gravità delle accuse che le venivano mosse». In sostanza l’aggressività dei toni e delle espressioni usate dall’assessore era adeguata al contesto fortemente polemico in cui si è sviluppato il dibattito. —
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