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Quel lavoro come cameriere nel luogo del mito: La Bussola
La carriera brillantissima del “ragazzo” della Garfagnana Il ricordo in una sua intervista del 2013 sulle pagine del Tirreno
il personaggio
«Non era come ora. Chi voleva andare a Germania doveva fermarsi a Verona tre giorni. Qui ti esaminavano e poi decidevano se farti il permesso di lavoro. Io passai. Per fortuna: la Germania era metà obbligata, se volevi lavorare in Versilia era obbligatorio sapere il tedesco».
Sono le parole di Patrizio Cipollini riportate in un’intervista al Tirreno del 2013, a firma di Corrado Benzio. Da quei giorni di cui parlava, di strada ne aveva fatta molta.
Nella stessa intervista, Cipollini raccontava della sua Garfagnana, con orgoglio. «Dopo l'alberghiero per molti di noi la massima aspirazione era lavorare in Versilia». Erano gli anni Sessanta. Il mondo cambiava e Forte dei Marmi e Viareggio erano osservatorio privilegiato. Non a caso Cipollini finì a lavorare nel luogo del mito: cameriere alla Bussola di Bernardini. E proprio la sera della contestazione al Capodanno. «La cena con spettacolo costava quanto mezzo stipendio di un operaio» ricordava.
Lui era passato anche da altri luoghi mitici del lusso. Come quando era maitre all'hotel Pitrizza a Porto Cervo. L'albergo dell'Aga Khan che insieme al Cala di Volpe erano il massimo del lusso. Poi il Four Seasons.
Al quale Cipollini - lui che veniva dalla sala - ha dato un ristorante (Il Palagio) con stella Michelin ed un bar (Atrium) classificato dal Gambero Rosso fra i migliori d'Italia. In più aveva creato un brunch domenicale da 200 coperti a botta. Ma la sua lezione era un'altra. «Non si tratta di dare al cliente il massimo del lusso - spiegava -. Si tratta di dare all'ospite il massimo del servizio, della cordialità, dell'attenzione, del calore. Quando torna, e bisogna “costringerlo” a tornare, deve essere subito riconosciuto. Insomma il vero lusso è il servizio offerto col cuore».
Per fare tutto questo servivano (e servono) dipendenti molto professionali. «Li prendiamo dalle scuole alberghiere svizzere, che restano all'altezza della fama. Sugli istituti alberghieri italiani, purtroppo, ci sarebbe molto da dire, ma la situazione è questa. La verità? Preferiamo provare un laureato che sa bene le lingue piuttosto che un diplomato dell'alberghiero. Perchè partendo dalle lingue, poi ci pensiamo noi a costruirne la professionalità».
La Garfagnana era sempre nel suo cuore, nei suoi pensieri. Al bar dell'hotel Four Seasons si poteva trovare la Petrognola, popolare birra al farro della valle del Serchio.
E ricordava spesso la sua gavetta, molto lunga prima di guidare il Four Seasons.
«Frequentavo l'alberghiero a Barga, io vengo dalla Garfagnana. E scendevo a fare gli extra in Versilia. Il veglione - cena, spettacolo e ballo - costava 16mila lire. Una follia, visto che lo stipendio di un operaio nel 1968 era poco più del doppio. Ma il locale era pieno. Tutti italiani: pratesi, fiorentini, parmigiani, milanesi. La buona borghesia di quegli anni festeggiava in Versilia». —
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