Il Tirreno

Lucca

il caso 

Cartella Imu da 68mila euro alla chiesa di San Pietro alla Villa

Emaniela Ambrogi
Cartella Imu da 68mila euro alla chiesa di San Pietro alla Villa

Chiesto il pagamento per il periodo 2013-2017 dei locali parrocchiali utilizzati come punto di ritrovo dai giovani e come sede di associazioni no profit

3 MINUTI DI LETTURA







Sarà la Commissione tributaria provinciale a decidere se i locali della parrocchia San Pietro, alla Villa, sono utilizzati per fini commerciali, e quindi soggetti al pagamento dell’Imu, o se invece sono soltanto spazi per attività religiose e di socializzazione. Il parroco don Raffaele Giusti che ritiene un’assurdità la richiesta di pagamento di una cartella Imu da 68mila euro, per gli anni che vanno dal 2013 al 2017, per le attività nei locali parrocchiali di via Contessa Casalini, e realizzati grazie all’impegno economico di tante famiglie che sognavano un posto sicuro e confortevole per i loro ragazzi.

Don Giusti è costernato: «Noi non facciamo alcuna attività commerciale. Posso solo ricordare che i locali della parrocchia sono una grande realtà in un momento molto difficile per Bagni di Lucca e per i suoi giovani».

Impensabile in ogni caso che la parrocchia disponga dei 68mila euro pretesi: «Questo accertamento è una mattonata, arriva tra l’altro in un momento di vacche magre. Ci contestano il fatto che i locali non vengono utilizzati direttamente dalla parrocchia, ma le associazioni che li frequentano sono tutte no profit. Però ci accusano di svolgere attività commerciale».

Intanto l’avviso di accertamento è scaduto, e la parrocchia ha presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale e al Comune, sostenendo che le affermazioni alla base della richiesta di pagamento sono immotivate e frutto di pregiudizio. Tra l’altro c’è un precedente: già nel 2011 era stato emesso un avviso di accertamento simile a quello attuale, ma fu annullato. Non ce la fa in ogni caso a restare calmo don Giusti, e ricorda some nel mese di settembre sia stata effettuata anche una questua per poter raccogliere fondi per far fronte alle innumerevoli spese che la parrocchia si trova a dover affrontare in un momento particolarmente difficile. In questo fine settimana i fedeli sono stati informati durante le messe e don Raffaello vuole che tutti possano capire quanto sta accadendo.

Il parroco ricorda come i locali parrocchiali furono realizzati alla metà degli anni Ottanta, quando a Bagni c’erano don Lorenzo Nanni e don Ascanio Giampaoli. Nati con scopo sociale, ricreativo e di aggregazione, sono stati nel tempo un punto fermo di riferimento per tutte le generazioni. Fungono da punto per il catechismo, ma anche per attività ludiche e sportive (sul retro c’è anche un campetto per la pallavolo) e ha ospitato associazioni no profit. Un centro importante per la società, un punto di incontro per gli adolescenti, che anche al sabato sera spesso si ritrovano proprio nei locali per mangiare qualcosa che portano da fuori, giocare a ping pong e stare insieme lontano dalla strada. Una realtà, sospetta il parroco, non ben conosciuta da chi ha pensato di inviare la richiesta di pagamento. Altra contestazione dalla parrocchia arriva per il contenuto della lettera di accertamento: «Le spiegazioni sono generiche e non consentono al contribuente di capire bene, non c’è alcun riferimento. Non so che cosa sia accaduto negli anni precedenti, sono arrivato a Bagni di Lucca nel 2017 e la mia investitura effettiva è iniziata nel 2018, dopo che don Claudio Ticcioni aveva lasciato. Occorre rispetto per i cittadini, già paghiamo 2mila euro di Tari. Soldi che poi, come dico io, paghiamo per la polvere, perché quali rifiuti produce una chiesa?». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web