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Gli anni fra i grillini e la «grande delusione»: parla Laura Giorgi
Ex capogruppo M5S, svela i retroscena del rapporto con il Movimento. «Oggi sono in astensionismo attivo»
Due anni sabbatici, un po’ per scelta un po’ obbligata dai postumi di un incidente del febbraio 2017. Due anni in cui Maria Laura Giorgi, conosciutissimo medico oculista lucchese, in consiglio comunale dal 2012 al 2017 per i Pentastellati, di cui è stata esponente di spicco (oltre che presidente della commissione di controllo e garanzia), ha riconsiderato la sua esperienza politica legata ai grillini, senza lesinare attacchi al movimento e ai suoi esponenti. Oggi riassume l’esperienza in tre parole: «La grande delusione».
Come si è avvicinata al Movimento 5 Stelle?
«Venivo da un’astensione decennale. Politicamente, ero caduta nell’abulia, non c’era niente in cui credessi e per questo mi astenevo. Cercavo di trovare spazi e lo trovai nel Movimento. Era quello che cercavo, avevo capito i suoi principi e mi ci dedicai in pieno. Ci ho creduto fermamente».
Quando ha cominciato ad avvertire scricchiolii?
«I segnali che qualcosa non andava li ho avuti quasi subito. Non sono una stupida, ho capito ma non ci volevo credere. Dò tante possibilità prima di prendere una decisione. Ma a quel punto avevo un ruolo istituzionale, e si scontrava il senso del dovere con la realtà che cominciavo a vedere. A mettermi davanti i primi punti interrogativi fu un episodio, che mi aveva molto turbato».
Che tipo di episodio?
«Solo iscritti al Movimento ed eletti nelle sue liste potevano scrivere sul blog di Grillo. All’epoca eravamo in due in consiglio per M5S. Io scrivevo molto sul blog. Verso maggio 2013, cominciai a notare che i post che scrivevo non comparivano più. Così contattai la Casaleggio per capire cosa stava succedendo. La prima volta che mi rivolsi a loro, tutto si risolse e nell’arco di 24 ore i miei post ricomparirono. Ma nelle 24 ore successive sparirono ancora. Vedevo una verità che non mi veniva detta e ne soffrivo. Mi rivolsi anche alla polizia postale e mi fecero capire che dipendeva tutto da chi gestiva il blog: il gruppo locale del movimento aveva fatto un sistema che dirottava i post di alcuni iscritti in un’altra parte del blog. Tre mesi di sofferenza, ma sono andata avanti».
Cosa successe poi?
«Di punto in bianco, quando rimasi l’unica consigliera di M5S, i miei post ricomparvero sul blog. Durante la consiliatura ho fatto le mie battaglie, ho avuto problemi giudiziari. La mia attività è sempre stata ostacolata, ma ho sopportato. Finché ho capito tutto da una “confessione” di Di Maio».
Si spieghi meglio.
«Alla vigilia delle politiche 2018, io mi trovavo in convalescenza dopo l’incidente avuto il 22 febbraio 2017. Il 29 dicembre 2017 ricevetti la mail in cui venivo informata che il blog del Movimento sarebbe cambiato e che avevo cinque giorni per iscrivermi al nuovo. Nel contempo ricevetti anche la mail che informava, a chi volesse presentarsi alle parlamentarie in vista delle politiche del 4 marzo, che di lì a pochi giorni dovevo presentare tutti i documenti necessari: io lo feci. La scadenza era un lunedì alle 21. Il martedì mattina si aprirono le votazioni delle parlamentarie. Quel martedì ero al lavoro, cominciai a ricevere telefonate da altri iscritti: mi domandavano perché non mi fossi presentata. Non ero nelle liste, non ero votabile. Presto vidi che non ero la sola in questa situazione. Per contro, c’erano persone che non avevano presentato i documenti richiesti, ma che solo avevano cliccato sulla sezione del sito per informarsi, e si erano trovate in lista. Capii: avevano diviso le persone tra cavalli che dovevano vincere, cavalli perdenti e vincenti. Ma tra i vincenti c’erano anche quelli che dovevano essere eliminati se non si voleva che vincessero. In quei giorni Di Maio dichiarò che “niente è stato più trasparente come per le parlamentarie”. Era la confessione: se questo era il Movimento, non ci potevo più stare».
E dopo?
«Il 4 marzo 2018, alle politiche, ho fatto astensionismo attivo. Sono andata al seggio, ho esibito la tessera elettorale, ho chiesto che fosse messo a verbale che nessun partito mi rappresentava e per questo non votavo».
Adesso in quale condizione politica si sente?
«Osservo, guardo. E penso che ho avuto ragione. Continuo a essere in astensionismo attivo. Ho ricevuto proposte da altri partiti ma non vado dove ci sono cose vecchie e stravecchie. Ora voto la speranza che la politica faccia meno danni possibile».
Le piacerebbe tornare a fare politica attiva?
«Credo di avere una particolare forza, ma perché venga fuori devo credere moltissimo in quello che faccio. Oggi vivo bene anche senza politica, ma il senso di responsabilità per me è istintivo. Non metto limiti a niente. Ma ho una vita che mi fa stare bene. Sono una single: superato il fosso, si sta da Dio. Innamorarmi oggi è complicato. Certe cose si fanno solo se si è innamorati». —
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