L’ultimatum del giudice: «Il 18 marzo la sentenza»
Dopo mesi e mesi non c’è ancora un accordo sul risarcimento del danno in favore dell’ex imprenditore Guido Dal Porto
Il vaso è colmo. E anche la pazienza del giudice Stefano Billet è terminata. Lunedì 18 marzo è attesa la sentenza del processo su uno dei casi di malasanità più clamorosi mai avvenuti in Lucchesia e che è diventato un simbolo a livello nazionale. Quello del rene sano tolto per errore ad un paziente al posto di quello malato. Vittima conclamata di quella clamorosa topica l’ex imprenditore Guido Dal Porto, 58 anni, di San Ginese, che da 36 mesi attende giustizia e un adeguato risarcimento per i danni biologici e psicologici: «Mi stanno prendendo in giro. - dice - Ad aprile sono tre anni che mi hanno combinato questo disastro e ancora chiedono tempo..». Uno sfogo comprensibile di una persona diabetica che rischia la dialisi in caso di recidiva dopo l’intervento conservativo effettuato sull’organo aggredito dal tumore. L’udienza di ieri mattina - iniziata alle 10 e conclusa alle 11,30 - doveva servire per formalizzare un’offerta di natura risarcitoria che potesse soddisfare la parte civile (Dal Porto e i suoi familiari, assistiti dall’avvocato Veronica Nelli) in modo che possa uscire dal processo. E invece, per l’ennesima volta, non è accaduto nulla. Alle parole, ai buoni propositi, alle intenzioni di facciata non ha fatto seguito un’offerta formale. L’Asl sembrava aver già stanziato i soldi per il risarcimento (5-600mila euro), ma dall’udienza di ieri è parso capire che non ci sono stati i tempi tecnici affinché il Comitato dell’Asl che deve deliberare sul quantum. Strano, visto che la commissione si riunisce una volta al mese e dall’ultima udienza penale risale al 12 novembre.
SENTENZA IL 18 MARZO
E allora il giudice Billet - che da luglio è stato trasferito a Pistoia come presidente della sezione penale ed è in applicazione a Lucca per concludere i processi più delicati - ha tuonato in aula ai legali dei tre imputati: «Lunedì 18 marzo pronuncio la sentenza con o senza l’accordo formale tra le parti». Un aut aut che non lascia più margini di manovra: o si trova la quadra oppure si va verso una pesante sentenza di condanna in primo grado con l’accusa di lesioni gravissime ed irreversibili che hanno causato al paziente un’invalidità pari al 80-90%.
GLI IMPUTATI
Rischiano la condanna i tre medici indagati dal sostituto procuratore Elena Leone, titolare dell’inchiesta: l’urologo Stefano Torcigliani, 60 anni, che eseguì materialmente l’intervento chirurgico, Giuseppe Silvestri, 62 anni, l’aiuto chirurgo che era in sala operatoria e Claudia Gianni, 43 anni, la radiologa che effettuò la tac riscontrando il tumore al rene sinistro, ma indicando erroneamente quello destro.
PARLANO I CONSULENTI
Ieri mattina hanno deposto, tra gli altri, due consulenti di parte civile: l’anatomopatologo Stefano Pierotti e lo psichiatra Pietro Pietrini. Il medico legale ha parlato di un danno biologico stimato nel 70-80% della funzionalità del rene. Da registrare un siparietto tra Billet e uno dei legali degli imputati che insisteva sulla riuscita del secondo intervento dopo l’asportazione del rene sano. «Ma lei farebbe a cambio con Dal Porto?» il quesito posto dal giudice. —
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