Il Tirreno

Lucca

Da Valdottavo al mondo: la storia di Andreuccetti, alpino e scrittore

flavia piccinni
Da Valdottavo al mondo: la storia di Andreuccetti, alpino e scrittore

Per tanti anni ha viaggiato e lavorato alle poste Autore di 11 libri, l’ultimo sulla Prima Guerra mondiale

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flavia piccinni

«Sono nato a Valdottavo 72 anni fa. Ho studiato ragioneria presso l’Istituto Tecnico Francesco Carrara di Lucca. Ho prestato servizio per 32 anni presso Poste Italiane, prima come operatore di sportello, e poi come direttore. Da 14 anni sono pensionato. Ho prestato il servizio militare nel corpo degli alpini ed anche oggi sono consigliere della sezione Ana Pisa Lucca Livorno. Ho militato, fin da giovane, in alcune associazioni del mio paese. Per vent’anni nel Gruppo Sportivo del quale sono stato per sei anni presidente. Per cinque anni sono stato capogruppo degli alpini locali. Nel 2003 ho fondato assieme ad alcuni amici l’Associazione Valle dell’Olio intesa a valorizzare ed incrementare la coltivazione dell’olivo nella media valle del Serchio e della quale ho ricoperto per quindici anni la carica di presidente…».

La storia di Roberto Andreuccetti è un lungo flusso di coscienza che s’inerpica per le storie di una vita lunga, «da giramondo. Ma sono stato ogni volta felice nel rientrare a casa perché conservo un amore sviscerato per la mia terra e la mia gente: sono figlio di contadini ed il legame con il mio ambiente rurale è forte». Forte come quello con la moglie Roberta (46 anni insieme), e quello verso i libri: «Li ho amati fin dalla tenera età. Ricordo che durante le prime classi elementari, quando ci veniva consegnato il libro di lettura, scorrevo tutte le pagine in pochi giorni. Alcuni brani che mi avevano particolarmente colpito li ricordo ancora».

Inizia a raccontare: «Il primo libro che ho avuto fra le mani mi fu regalato in quarta elementare dalla mia insegnante per il buon profitto dimostrato durante l’anno e si intitolava “Fantasmi maliziosi”. Era un vecchio libro, scritto negli anni antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale, e ricordo che alcune pagine catturarono il mio interesse perché ricche di suspense». Mi parla, Andreuccetti, dei libri letti nel corso della vita e della scoperta della scrittura: «Non potrò mai dimenticare le poesie, i piccoli racconti che scrivevo su fogli volanti di quaderno e che poi conservavo in un cassetto. Lo scrivere mi ha sempre aiutato nella vita. Come quando in terza ragioneria riuscii a piazzarmi terzo su oltre trecento candidati dopo lo svolgimento di un tema su argomento specifico e vinsi una borsa di studio di trecentocinquantamila lire. O come durante il servizio militare. Era il 1969. L’uomo sbarcava sulla luna, e i superiori ci chiesero di raccontare le nostre impressioni. Fui fra i vincitori, e ottenni una licenza premio di una settimana».

Mi svela poi, con una sincerità che pare di un’altra epoca, dell’episodio più importante: «Feci il concorso per le Poste. Il mio scritto ottenne 29,70 su 30 e fui immediatamente assunto». Il suo flusso di passato e di passione non si argina, nemmeno a fatica. Andreuccetti mi parla adesso della scrittura, degli undici libri che ha pubblicato. «Nei miei romanzi – mi spiega - amo parlare della mia terra e sottolineare soprattutto il ruolo della donna. Se nelle decisioni di famiglia e nelle questioni cruciali la decisione ultima spettava sempre al padre o al marito, questo avveniva a seguito della discreta, continua e determinante ispirazione della donna. La donna nei miei romanzi è un’eroina che soffre, cade, si rialza e lotta contro un mondo ed una società che la penalizza, ma che con la sua tenacia riesce a vincere».

Mi racconta del suo ultimo lavoro “Vittoria Amara” pubblicato dall’editore lucchese Tra le righe nel 2018 (pp. 274, € 15) e ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. «Oltre che i vari episodi della guerra mi interessava descrivere le conseguenze che il conflitto andava lasciando fra gli abitanti di una piccola frazione collinare della media Valle». Il romanzo è una riflessione allargata sul passato, che affianca ricostruzioni a letture. Andreuccetti mi spiega poi di voler scrivere una trilogia, confida di stare facendo diverse ricerche, e che adesso sta «raccogliendo le memorie di prigionia di un reduce 97enne che forse in un prossimo futuro vedranno la stampa».

Alla fine, e come sempre, si finisce a parlare di Lucca: «È spesso citata nei miei romanzi. Per me è come uno scrigno prezioso. Come non apprezzare le sue piazze, le sue chiese, i suoi antichi negozi, i suoi locali di ristoro quasi nascosti nelle vecchie e strette vie, e soprattutto come non essere orgogliosi delle sue antiche mura?». Mi parla di ciò che secondo lui non funziona («i gravi problemi di viabilità»), cita Boccherini e Catalani, accenna alla musica, prosegue dicendo della competizione fra scrittori o presunti tali con un’inaspettata nota polemica, accenna ai ritrovi che gravitano intorno alla narrativa lamentando la scarsa presenza di giovani. « I circoli mi sembrano piccole enclave chiuse, riservate più che altro agli addetti ai lavori, mentre avrebbero bisogno di farsi conoscere di più». Parlare a tutti, insomma, per parlare anche a se stessi. —

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