Dopo il sopralluogo a Tana Termini verso una raccolta firme per dire no all’apertura di un nuovo impianto
i dubbi dei consiglieri Gemignani e Lucchesi
BAGNI DI LUCCA. Ma davvero un impianto di compostaggio può stare appoggiato su un crinale a picco sul torrente Lima? È pensabile che tonnellate di rifiuti maleodoranti possano rimanere accatastate a poche centinaia di metri da insediamenti civili e commerciali? Queste le domande dei membri della commissione di vigilanza della Regione che hanno voluto fare un sopralluogo a Tana Termini. Qui sorge l’impianto di compostaggio che una società ha rilevato dal precedente fallimento per realizzare un impianto di trattamento e produzione di biogas. Ipotesi contro la quale si battono residenti, comitati e forze politiche. E mentre l’amministrazione di San Marcello-Piteglio, nel cui territorio sorge l’impianto, pare favorevole al via libera, la confinante amministrazione di Bagni di Lucca dice no, per il rischio inquinamento delle acque e per il via vai di camion sulla statale 12. La parola finale spetterà ora alla Regione, che secondo le forze di opposizione sarebbe decisa a dare l’autorizzazione.
Al sopralluogo erano presenti il curatore fallimentare, il rappresentante della Green Project (che detiene il 50% della Pistoia Compostaggio, acquirente dell’impianto) e i membri della commissione di vigilanza (Giacomo Giannarelli dell’M5s, Elisa Montemagni della Lega e Maurizio Marchetti di Forza Italia) che ha preteso il sopralluogo.
Presenti anche i consiglieri di Bagni Claudio Gemignani e Laura Lucchesi, che dicono di aver trovato l’impianto in uno stato vergognoso: «Non siamo contrari agli impianti anaerobici, specie al biogas. Anzi, certi impianti rappresenteranno il futuro. Ma non riteniamo questo il sito giusto». Dal rappresentante della Pistoia Compost sono state date informazioni e rassicurazioni, machi si oppone non è rimasto convinto. Anche per il vecchio impianto poi chiuso d’autorità, sottolineano Gemignani e Lucchesi, erano state date le più ampie garanzie, «poi si è visto come è andata, con odori nauseanti che invadevano i paesi a chilometri di distanza, con compost contaminato e inutilizzabile, con soldi pubblici spesi, con un impianto realizzato praticamente sulla statale 12 e nel letto del Lima, con compost scaricato anche nel torrente».
Non convincenti, per i due consiglieri, le risposte date sulla presenza di una frana a sud dell’impianto e sull’aumento del traffico («Tra andata e ritorno saranno circa 80 camion in più al giorno»), da qui la loro decisione di avviare una raccolta firme contro la ripartenza dell’impianto. —
Emanuela Ambrogi
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