Il Tirreno

Lucca

parla l’esperto 

Allarme del dottor Roggi «Malattie in aumento Servono più alberi»

G.P.

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LUCCA. «Le malattie polmonari sono in aumento a causa della cattiva qualità dell’aria. Servono misure strutturali per gli impianti di riscaldamento, i camini e il traffico, ma soprattutto servono più alberi». A parlare in questi termini del problema polveri fini e delle conseguenze che queste hanno sulla salute è il dottor Guido Roggi, per anni direttore della Pneumologia interventistica del Campo di Marte.

«I nostri polmoni filtrano un enorme quantità di aria – dice – Per darne un’idea è sufficiente pensare che se li srotolassimo a terra occuperebbero una superficie pari a quella di un campo da tennis. Chiaramente se l’aria che respiriamo è inquinata i danni per la salute aumentano: asma, infezioni respiratorie, bronchiti, scompensi cardiaci sono quelli più immediati ma accanto a questi sintomi acuti ci sono effetti di lungo periodo legati all'insorgenza di malattie cardiorespiratorie e di tumori del polmone». Si calcola, ad esempio, che un aumento di 10 microgrammi al metro cubo di Pm 2,5 (il particolato più sottile e maggiormente pericoloso) faccia crescere del 4% la mortalità totale, del 6% quella per cause respiratorie e cardiache e fino al 12% quella per tumore del polmone. «Il Pm 2,5 – dice Roggi – è talmente sottile che penetra fino al livello celebrale».

I soggetti più suscettibili a queste forme di inquinamento sono anche quelli più deboli: ovvero bambini e anziani. «Se l’aria è inquinata – dice Roggi – portare in giro un bimbo col passeggino o la carrozzina è deleterio perché a quell’altezza respira tutto il peggio. Lo stesso dicasi per gli anziani, che essendo più deboli sono i primi a subire le conseguenze di un’aria inquinata». Secondo un recente studio dell’Arpat per l’area della Piana (il titolo è “Le sorgenti di emissione della Piana Lucchese”) la causa principale dell’inquinamento è il riscaldamento. In totale, viene spiegato, il 70% delle polveri nasce dai riscaldamenti (60% da caminetti e stufe tradizionali, il 10% dal gasolio e olio combustibile). Un 10% di responsabilità viene invece attribuito ai trasporti (di cui l’8% ai motori diesel).

«Lo stop alle auto? Chiaramente se c’è meno traffico l’aria migliora – dice Roggi – Ma bisogna intervenire anche sui riscaldamenti domestici ed è una questione di educazione che dovrebbe partire dalle scuole. E poi c’è un altro problema: troppo pochi alberi per purificare l’aria. Non sono sufficienti a liberarci dalle grandi quantità di anidride carbonica presenti in atmosfera. Per fortuna in questi anni le terapie mediche hanno fatto passi da gigante. Ma non basta». —

G.P.

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