Il presidio
La magia della poesia arrivata in una notte e una perenne scommessa sulla cultura
Alba Donati, oltre a essere autrice di versi, ricopre incarichi prestigiosi ed è animatrice di “La bella estate” a Castelnuovo «Attraverso i libri si può creare lavoro per i giovani e muovere l’economia, come ha dimostrato l’Inghilterra»
il personaggio
flavia piccinni
I capelli castani le incorniciano il volto, e lo sguardo determinato: occhi sempre in movimento, così come i progetti che scandiscono le sue giornate, e si declinano in un turbinio di telefonate, appuntamenti, incontri e parole. Alba Donati – che nella sua vita è poetessa, da una manciata di mesi di nuovo in libreria con la raccolta “Tu, paesaggio dell’infanzia. Tutte le poesie 1997-2018” edita da La Nave di Teseo, ed è anche presidente del prestigioso Gabinetto scientifico letterario “G.P. Vieusseux”, curatrice di iniziative culturali nonché ufficio stampa - ha un’energia elettrica, che si nasconde dietro gesti pacati; sembra essere capace di tutto: della più squisita gentilezza, della più profonda crudeltà.
Alla parola è sempre stata legata, fin da quando bambina riempiva i quaderni di bastoncini: «Questo – mi racconta – è forse il mio primo ricordo. Avevo quattro anni, e quei bastoncini insieme all’amore di mio padre, che i bastoncini mi spingeva a fare, mi hanno aperto un mondo: i quaderni, le matite, la ripetizione di un gesto, l’ordine. A sei anni scrivevo perfettamente». E viveva in Valle del Serchio, a Lucignana, neanche duecento abitanti nel comune di Coreglia. «Si tratta – prosegue – di un piccolissimo paese a pochi metri dalla Garfagnana, un borgo meraviglioso che ho lasciato a 14 anni per frequentare il Liceo Linguistico a Firenze. Da allora abito nel capoluogo toscano con un piede sempre nel paesello, senza il quale mi manca l’aria».
Anche l’amore per la poesia appartiene alla terra d’origine, e nasce ai tempi delle scuole medie: «Avevo una professoressa lucchese fantastica, Fidalma Borrelli, che non ho mai dimenticato. Ho trovato analisi di poesie di Brecht, di Quasimodo sul mio quaderno della seconda media. I temi erano legati alla visione della guerra, alla capacità degli umani di ricreare un mondo giusto. Avevo 12 anni». L’innamoramento per i versi passa dalla lettura per sfociare poi nel 1993 sulle pagine di Poesia, nella rubrica di Milo De Angelis “I poeti di trent’anni”.
«Effettivamente - ricorda - fino a trent’anni di poesie non ne ho mai scritte. Le ho solo lette. Mi vedevo come critica letteraria più che come poeta. Poi una notte successe qualcosa e tutto quello che avevo letto mi fornì di parole mie, e le parole cominciarono a uscire. Credo che solo l’aver vissuto la poesia conti, parafrasando Pasolini, la poesia è un linguaggio e si impara ascoltando e leggendo».
La scoperta inaugura un fortunato destino, scandito da importanti premi – come il Cassola, il Pasolini e il Carducci, ma anche il Dessì e il Lerici-Pea – e da collaborazioni significative, come quelle con Rai3 e Radio3 Rai. «All’inizio – aggiunge Donati - ero più rivoluzionaria. Elsa Morante era il mio sentiero luminoso. Volevo che una poesia fosse anche un manifesto, un saggio filosofico, una canzone.
Oggi sono più pacata, non cerco effetti speciali, rileggo Pascoli e trovo che i suoi effetti speciali siano i più rivoluzionari mai visti».
Appena le domandi quanto la sua terra abbia influenzato il suo destino, non ha dubbi: «Tanto. La povertà e la dignità, la solidarietà, la vicinanza, la saggezza, la semplicità. La cultura contadina dalla quale provengo è il mio alfabeto basico». Di questo alfabeto parla spesso, come nel suo ultimo libro: «La Garfagnana – ribadisce lei - è la mia casa. Da due anni con Andrea Tagliasacchi facciamo a Castelnuovo Garfagnana una rassegna di scrittori, “La bella estate”, che mi ha dato modo di conoscere anche le persone. Dietro una durezza tutta difensiva c’è un cuore sempre aperto. Sono meravigliosi. Duri e puri».
Sul futuro Donati ha uno sguardo limpido, un’ambizione meravigliosa: «Non ho progetti, ma sogni. Vorrei portare i libri nei paesini, fare residenze per scrittori, creare lavoro per i giovani attraverso la cultura. In Inghilterra c’è un villaggio che ha creato il Festival letterario più importante del mondo: Hay Festival. Questo vuol dire anche economia che si muove. Lì non si trova mai un posto per dormire nel raggio di un centinaio di chilometri». Perfino interrogata su Lucca, risponde decisa: «È una città straordinaria, di una bellezza unica. Bella dentro e bella fuori. Ho lavorato molto tempo con Lucca e mi manca. Mi piacciono le sue mura, l’Anfiteatro, Ilaria del Carretto, via dei Fossi, il Teatro del Giglio, Possenti, Petroni, la Pacini Fazzi, il suo essere snob. E le consiglierei solo una cosa, quella che suggerirei all’Italia intera: trovare un leader politico che sappia valorizzarla».
Viene fisiologico domandare, dunque, ipotetici consigli. «Lucca – prosegue lei – dovrebbe valorizzare ciò che ha, anche in termini di persone. Un esempio per tutti. A Lucca vive Ilide Carmignani, una traduttrice super, reduce dalla nuova traduzione di Cent’anni di solitudine. Ilide è responsabile da anni del settore traduzione del Salone del libro di Torino. E a Lucca?». E a Lucca, come da anni in tanti hanno invano provato, non si riesce a fare rete e anche una cosa semplice e intelligente come potrebbe essere un piccolo festival letterario non riesce a trovare spazio. E dire che i luoghi di cultura, come Donati ha dimostrato a Firenze, sono propulsivi per un intero territorio e per l’anima dei suoi abitanti. «Il Gabinetto Vieusseux – prosegue - non aveva certo bisogno di me nei contenuti, ma solo di tornare al centro della vita cittadina. Ed è proprio bello essere ringraziata per aver ridato questa centralità alla cultura. È bastato mettere in relazione il patrimonio, il fondo manoscritti per esempio, con l’oggi, creare momenti di rilettura del passato da parte degli scrittori di oggi, poi coinvolgere le scuole e il gioco è fatto. Dobbiamo far vivere le carte del passato, non tenerle belle belle nelle teche». A bruciapelo le domando la poesia, oggi, che cosa sia. «Cosa è – riflette Donati - non lo so, ma so che è viva. Dai grandi come Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque alle nuove generazioni come Giulia Martini, si dorme tra due guanciali». —I DIRITTI RISERVATI
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