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Immigrazione  

Tambellini all’attacco sul decreto Sicurezza: mi rivolgerò al giudice

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LUCCA. La levata di scudi di alcuni sindaci “disobbedienti” rispetto alle norme contenute nel decreto sicurezza in tema di migranti, impone al sindaco Alessandro Tambellini di prendere una posizione. Il sindaco non si schiera tra i “rivoltosi” ma si rivolgerà direttamente al tribunale per fare chiarezza sulla legittimità di alcuni passaggi della norma: «Non posso sospendere un decreto approvato dal Parlamento democraticamente eletto e controfirmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non lo può fare un sindaco che ha giurato sulla Costituzione, che rappresenta i cittadini, le istituzioni e soprattutto lo Stato. Ma non posso neppure nascondere le mie perplessità sul decreto sicurezza, soprattutto per quanto riguarda l’articolo 13, che stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato a un richiedente asilo non è sufficiente per iscriversi all’anagrafe e, di conseguenza, al servizio sanitario nazionale. Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire diritti basilari come le cure mediche e non abbiamo potere per rimpatriarli come dovremmo comportarci?».

«Il ministro Salvini – prosegue Tambellini – ha il dovere di tutelare l’ordine pubblico e invece ci lascia la “pacchia”, termine che a lui piace tanto: ci lascia cioè oggettive ed evidenti difficoltà nella gestione dei nostri territori soprattutto per quanto riguarda la necessità di garantire diritti inalienabili e sicurezza. Umanamente non posso pensare né accettare che le persone vengano lasciate per strada ed è per questo motivo che mi rivolgerò al giudice ordinario del Tribunale per chiedergli la legittimità costituzionale di questa norma. Ed è per lo stesso motivo che ho scritto all’Anci nazionale e regionale: voglio sapere come intendano muoversi di fronte a una questione tanto delicata che ha a che fare con evidenti principi di umanità e non solo con la forma e con la prassi giuridica».

«Non è tempo di dividere e fare demagogia – conclude il sindaco – Dobbiamo fare fronte comune e lavorare in un’ottica di unione e collaborazione fra enti, con consapevolezza e conoscenza reale di fenomeni complessi come quelli migratori, che non possiamo gestire in modo banale. Il ministro, invece, risponde a tutto con slogan: troppo facile. La realtà è più complicata. In questa fase Salvini ha buon gioco a sbeffeggiare perché trova chi l’ascolta. Però quando si esprime con frasi del tipo “per i sindaci la pacchia è finita”, una cosa gliela dico: venga a fare il sindaco e si renderà conto che chi lo fa con la giusta misura e umiltà svolge un notevole servizio per la comunità». —

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