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L’interminabile giornata rossonera tra attese, confronti e nervi a fior di pelle
Faccia a faccia tra nuova e vecchia società, squadra e tifosi che contestano il trio Castelli, Ottaviani e Cennicola
La Lucchese passa di mano, ma i tifosi sfiduciano la nuova proprietà dopo il passaggio del 98% delle quote da Arnaldo Moriconi al nuovo socio di maggioranza Aldo Castelli che rappresenta un fantomatico gruppo di imprenditori romani e non. Una durissima contestazione nella “pancia” del Porta Elisa con 200 sostenitori a chiedere ai nuovi padroni di tornare a casa dopo un’attesa di oltre due ore (una mancanza di rispetto e di educazione nei confronti di cronisti e tifosi) e i nervi a fior di pelle prima che il nuovo management prendesse la parola al termine di un acceso confronto negli uffici della società rossonera. Da una parte Arnaldo Moriconi (che resta con l'1 per cento, l'altro 1 per cento a Moreno Micheloni) e i nuovi soci Aldo Castelli, Umberto Ottaviani e Enrico Ceniccola; dall’altra una delegazione della curva Ovest che vuole impedire ai nuovi proprietari di parlare durante la conferenza e chiede chiarezza sull’operazione, col sospetto che dietro al terzetto ci sia lui, Pietro Belardelli, inviso ai tifosi rossoneri.
Alla riunione assistono anche i calciatori, il tecnico Giancarlo Favarin, il direttore sportivo Antonio Obbedio e il preparatore dei portieri Enzo Biato: chiedono garanzie sul futuro. La Lucchese però nel frattempo è già stata ceduta nel primo pomeriggio a una cordata di cui l'amministratore unico è Umberto Ottaviani, 70 anni, romano, ex funzionario bancario; il proprietario Aldo Castelli ha diverse attività (dal pastificio alle protesi dentarie); con lui l’ex guardalinee amico di Luciano Moggi, Enrico Ceniccola, commercialista, dirigente di vari club, tra i quali Grosseto e Savona e in affari con lo stesso Ceniccola che sarà il nuovo direttore generale rossonero. Personaggi poco credibili a cui Moriconi ha ceduto la maggioranza della Lucchese per un euro e che si sono accollati un debito di 1.170.000 euro. Ma che non hanno voluto rivelare i nomi degli imprenditori che sono dietro di loro e senza dare garanzie alla squadra, al tecnico Favarin e al ds Obbedio sul pagamento degli stipendi e i programmi.
Alta tensione
Al solito teatrino e ai generici annunci («Siamo qui per fare calcio», ha detto Ceniccola) è scoppiata la rivolta del popolo rossonero che ha intonato il coro “La Lucchese siamo sempre e solo noi” e “Buffoni, andate via, tornate a Roma”. Due fallimenti e la recente esperienza di un’altra trojika (Grassini-Lucchesi-Ferruzzi), allora accolta con entusiasmo dai tifosi, sono serviti a creare un antidoto. La conferenza stampa per la presentazione dei nuovi “padroni” della Lucchese è convocata per le 16.30 e subito la curva Ovest chiama a raccolta i tifosi, almeno 150-200 nella sala stampa dello stadio. C’è anche una mamma con un bimbo nel passeggino. Un clima incandescente, con i sostenitori rossoneri e i giornalisti ad attendere l’esito dell’incontro.
Il tempo immobile
Alle 17.35 l'addetto stampa Giacomo Bernardi comunica che il ritardo è dovuto a un confronto durissimo tra squadra e presunta nuova proprietà rappresentata da Ceniccola, Castelli e Ottaviani i quali non sarebbero in grado di fornire rassicurazioni convincenti sul futuro. Alle 18.10, dopo oltre due ore di attesa, si presenta il nuovo amministratore Umberto Ottaviani. «Mi hanno lasciato solo nella fossa dei leoni», dice il neo ad che ha lavorato per «cinquant'anni nelle migliori banche italiane, dal Credito Italiano alla Cassa di Risparmio e Intesa, e negli ultimi anni consulente alla Banca di Sondrio, oltre che ex arbitro di calcio a livelli dilettantistici».
Poi, prima di lasciare la parola ad Aldo Castelli, è interrotto da un cronista che chiede di dare spiegazioni sui programmi e fare i nomi degli imprenditori di fronte alla contestazione dei tifosi. «Non è colpa nostra se siamo qua» allarga le braccia Castelli che si guarda bene dal fare nomi dei reali investitori e dice di aver acquistato il 98% della Lucchese al costo simbolico di 1 euro. I tifosi perdono la pazienza quando a parlare è Ceniccola (alla fine si becca pure uno schiaffo) che ha detto di conoscere bene Belardelli. «Castelli rappresenta un gruppo di imprenditori italiani e stranieri che non vogliono comparire». Alla domanda «cosa siete venuti a fare a Lucca», l'ex guardalinee incriminato e poi prosciolto per Calciopoli e con trascorsi poco edificanti a Savona ha risposto «siamo venuti a fare calcio», senza dire come e con quali obiettivi. La farsa è continuata con Castelli smentito dagli stessi calciatori arrivati in sala stampa quando ha detto di avere dato assicurazioni a Favarin e Obbedio. —
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