Italia
I giocatori ripudiano la nuova società «Non ci hanno dato le garanzie chieste»
Duecento tifosi contestano la nuova proprietà che non fa i nomi degli investitori italiani e stranieri. Rescissione in vista?
Ripudiati dai calciatori e dai tifosi. Contestati per un quarto d’ora all’interno di una conferenza stampa farsa con una serie di omississ sugli ignoti investitori italiani ed esteri (ma non esistono norme anti riciclaggio che impongono di rivelare l’identità dei proprietari o almeno delle società che li rappresentano ?) e incapaci di garantire almeno uno stipendio ai tesserati, come fece non appena insediatosi un certo Giorgio La Cava, imprenditore umbro-romano oggi presidente dell’Arezzo terzo in classifica e in passato nemmeno preso in considerazione dal patron Arnaldo Moriconi. Quando alle 18,28 capitan Mattia Bortolussi - che come attaccante è ancora tutto da scoprire, ma come persona merita la fascia e l’ammirazione incondizionata di tutti gli sportivi - chiamato a parlare al microfono dal collega Emiliano Pellegrini dichiara con fermezza di fronte ai nuovi padroni del bastimento «Non abbiamo avuto le garanzie che chiedevamo» scatena l’applauso degli oltre 200 tifosi giunti in massa per salvaguardare la vecchia Pantera.
RESTANO O SE NE VANNO?
Cosa faranno adesso il presidente Aldo Castelli, 60 anni, piccolo imprenditore romano, dalla vaga somiglianza al giornalista Gianni Minà o all’attore Enrico Beruschi; l’amministratore delegato Umberto Ottaviani, 70 anni, romano, ex dirigente bancario dall’aspetto curiale (pare molto vicino al cardinale Alfredo Ottaviani, eminenza grigia della curia vaticana negli anni Sessanta e Settanta) e il consulente di mercato Enrico Ceniccola, commercialista romano, ex guardalinee di Serie A implicato (e assolto) nel processo Calciopoli (lui assolutamente vicino a Lucky Luciano Moggi) ed ex consulente del mercato del Savona condannato a 6 mesi di squalifica e 33mila euro di ammenda nell’ambito della combine con il Teramo? Sino alle 21 - prima che la Digos li scortasse fuori dal ventre del Porta Elisa sino all’autostrada - sono rimasti a colloquio con il venditore Arnaldo Moriconi, la squadra, lo staff tecnico e alcuni tifosi. È stata pure ventilata l’ipotesi di strappare il contratto di cessione delle quote di Città Digitali e quindi dell’As Lucchese Libertas datato 17 dicembre. Domattina ne sapremo sicuramente di più anche se non siamo molto ottimisti. Certo è che per questi neo proprietari si preannuncia un lavoro tutto in salita con contestazione continue da parte di un tifo che si è stretto in modo compatto attorno ai colori rossoneri.
IL POPOLO UNITO
Alle 16 si sono dati appuntamento allo stadio il carabiniere in pensione e il vigile urbano che non manca una partita dagli anni Sessanta, l’artigiano del centro storico e l’impiegato comunale, gli anziani supporters del Muro del Pianto, i ragazzi della Curva e i vecchi ultras scarsocriniti o dai capelli bianchi. Oltre duecento persone intenzionate, per quanto possibile, a impedire che la Lucchese non finisca ancora una volta la sua storia nelle aule grigie di un tribunale. Arnaldo Moriconi non si è presentato assieme ai nuovi acquirenti. A ripetuto come un mantra - e possiamo anche credergli - che «è stato costretto a vendere dalla famiglia e che comunque anche in occasione degli ultimi pagamenti di stipendi e contributi ha versato oltre la metà dei soldi».
CEDERE A FINE STAGIONE
Ci chiediamo ancora perché il patron della Sice non abbia atteso la fine della stagione per cedere il club. In fondo, grazie alle legge Melandri e al minutaggio, la Lucchese da oggi a giugno dovrà ricevere una cifra che si aggira tra i 600 e i 900mila euro. Soldi con cui il ds Obbedio, in accordo con mister Favarin, avrebbe potuto tranquillamente operare sul mercato rafforzando la squadra con quei 2-3 innesti di qualità che avrebbero portato a fine stagione la squadra all’obiettivo prefissato: la salvezza. A chi ha dato retta Moriconi invece di sentire le ragioni dello staff tecnico e dei giocatori? E poi ancora: perché, se proprio il sor Arnaldo doveva cedere, non lo ha fatto tempo addietro a un’azienda lucchese che aveva offerto 200mila euro oppure alla società dell’ingegner Pioppi rappresentata da Fabio Bettucci e dal direttore generale Tito Corsi? E infine perché Moriconi non ha ascoltato l’amministratore unico Carlo Bini - dimessosi alle 15,30 del pomeriggio dopo 22 mesi dalla nomina - e i suoi vecchi soci (Campani, Gonzadi, Zappelli, Nannini) che lo sconsigliavano di cedere in questo momento e a quelle persone? E il socio di minoranza Moreno Micheloni ha dato il gradimento a questa vendita? —
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