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Da destra a sinistra, a Coreglia tutti contro la nuova sala slot
Va all’attacco il consigliere Taccini, che mette in guardia contro i rischi «Vigilerò affinché le leggi regionali in materia vengano fatte rispettare»
COREGLIA. Già il titolo dice tutto: “Gioco d’azzardo, cancro della società”. È il titolo scelto dal gruppo consiliare “Un futuro per Coreglia” per commentare la notizia dell’apertura di una sala slot a Coreglia. Un’apertura accompagnata da mille polemiche. Del resto la lunga disamina che accompagna la nota del gruppo consiliare ricorda quanto sia facile farsi attrarre dall’idea di “facili vincite” («Che tutto sono tranne che facili, anzi») e di quali conseguenze comporti questo fascino.
«Da pochi giorni – si legge nella nota del consigliere comunale Piero Taccini – è stata inaugurata una sala giochi in località “Maltagliata”. Certamente questa apertura non è stata vista di buon occhio dalla maggior parte della popolazione del luogo. Io, come consigliere, vigilerò affinché le autorizzazioni siano state rilasciate in conformità con la legge regionale, soprattutto per quanto riguarda la distanza minima (che deve essere superiore a 500 metri in base al percorso pedonale più breve) da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri socioricreativi e sportivi, strutture sanitarie o socioassistenziali, istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi e oro usato. Andando a vedere il luogo dove è ubicata questa sala giochi, si può notare che, probabilmente, la distanza è rispettata, ma ci sono anche altri aspetti che andrò a verificare, per far sì che tale attività possa procurare minori danni possibili, come, ad esempio, gli orari di apertura della sala giochi. Questa è una prerogativa del sindaco e spero che quello di Coreglia Antelminelli abbia tenuto conto di questa facoltà nell’autorizzare il minimo di quanto previsto».
Un tema, quello dei rischi del gioco, decisamente trasversale, come dimostra la nota altrettanto dura arrivata dalla parte opposta dello schieramento politico, con la sezione Lucca e Valle del Serchio del Partito Comunista che va all’attacco: «In periodi di crisi, con l’accrescersi delle disuguaglianze, la contrazione del welfare e l’inasprirsi delle situazioni di bisogno anche estremo, per milioni di italiani il ricorso alla fortuna sembra rappresentare l’unica, ma illusoria, opportunità per “rimettere a posto le cose”. In uno Stato civile non si dovrebbe consentire una redistribuzione del reddito alla rovescia. Col gioco d’azzardo si spostano ogni anno miliardi di euro, da un esercito di giocatori, spesso disperati e alienati, allo Stato stesso e ai gestori del business».
E le regole sulle aperture? Inadeguate per il Pci: «Le limitazioni previste dalla normativa, per regolamentare l’apertura di sale slot in base a distanze metriche rispetto a luoghi cosiddetti sensibili e a tutela soprattutto dei minori, appaiono del tutto insufficienti. Il lavoratore, il precario, il pensionato, il disoccupato o il piccolo imprenditore, che lasciano parte più o meno significativa del proprio reddito nel gioco, non sono anche loro soggetti deboli e “obiettivi sensibili” da tutelare?».
«Recentemente – chiude la nota del Pci – sono apparsi dati preoccupanti sul fenomeno della ludopatia e sulla spesa media pro capite. Ma come se niente fosse si autorizza una nuova sala slot, più grande di tutte le altre della zona, a pochi metri da una grande pizzeria frequentata da giovani. I comunisti ritengono che di tante cose c’era bisogno nella nostra Valle, ma sicuramente non di una nuova sala da gioco». —
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