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Rischio radicalizzazione espulso algerino: era recluso al S. Giorgio
L’uomo era stato arrestato per spaccio nel 2014 Nel carcere lucchese ha mostrato atteggiamenti sospetti
LUCCA. Algerino a rischio di radicalizzazione espulso dall’Italia. Habib Rommana, 42enne che per anni ha vissuto a Viareggio e nelle prigioni del carcere San Giorgio di Lucca, da qualche giorno non è più in Italia. Il soggetto è stato messo su un aereo e accompagnato dalla polizia italiana fino all’aeroporto di Algeri, dove è stato consegnato alle forze dell’ordine locali. Quello adottato nei confronti di Rommana è un provvedimento di carattere amministrativo: l’uomo non aveva i requisti per restare regolarmente sul nostro territorio e quindi è stato allontanato. Di situazioni così, però, ce ne sono migliaia ma nel caso del 42enne algerino c’è un particolare che ha messo fretta alle nostre forze di polizia: Habib Romana da qualche tempo era stato segnalato come soggetto a rischio di radicalizzazione isalmica. L'algerino, che vanta precedenti per rapina, lesioni, minacce, violenza a pubblico ufficiale e spaccio di droga, nel 2014 era stato arrestato a Viareggio dai carabinieri. Condannato a una pena detentiva aveva trascorso diversi mesi nel carcere San Giorgio di Lucca dove a quanto pare ha avuto inizio il suo percorso di radicalizzazione.
Durante la permanenza presso la casa circondariale di Lucca ha manifestato tendenze aggressive e sentimenti ostili nei confronti delle istituzioni italiane. Atteggiamenti che la polizia penitenziaria e gli investigatori della Digos hanno classificato come tipici di un soggetto a rischio radicalizzazione. Le prigioni del resto sono uno dei luoghi in cui il radicalismo islamico fa proseliti per questo i detenuti sono sottoposti a un monitoraggio effettuato secondo un protocollo del ministero degli Interni. Al San Luca, già in un incontro avvenuto a fine 2016 con i parlamentari lucchesi, era emerso che vi fossero detenuti inquadrati al livello di attenzione 1 proprio per i loro comportamenti particolari (tendenza all'isolamento, si facevano crescere la barba).
In ogni caso Habib adesso è stato riaccompagnato nel suo Paese: merito di una patente algerina scovata dal personale dell’Ufficio immigrazione che ha consentito allo Stato africano di riconoscerlo come suo cittadino. —
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