Italia
Cento dipinti in mostra nella casermetta Santa Croce
Sono il frutto del lavoro di una trentina di allievi di Giovanni Lorenzetti A legarli la passione per la pittura e, in particolare, il richiamo al Rinascimento
Un centinaio di dipinti per riassumere sei mesi di studio sulla scuola di pittura veneta, con approfondimenti di alcuni dei suoi massimi esponenti come Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Sebastiano Ricci e Giambattista Piazzetta.
È il frutto del lavoro di una trentina di allievi della Bottega dell’Arcangelo guidata dal professor Giovanni Lorenzetti che ha sede nella Casa delle Sette Arti, alla casermetta Santa Croce sull’omonimo baluardo delle Mura urbane.
Alcuni arrivano dalla provincia di Lucca e Pisa. Il resto dall’Olanda, Inghilterra, Australia, Spagna, Canada, Scozia e Cile. Tutti legati da un denominatore comune: la passione per la pittura e in particolare quella rinascimentale, di cui Lorenzetti è apprezzato maestro. Da oggi i quadri saranno visibili al pubblico, a ingresso libero, negli orari di laboratorio (lunedì, mercoledì e venerdì dalle 16 alle 20 e il sabato dalle 9 alle 13).
In mostra opere realizzate con tecniche diverse, come crete, sanguigne, ematite nera e bolo armeno, tempere grasse e intonaci. Il risultato non poteva essere migliore, visto l’impegno degli allievi e il supporto costante del loro docente che li ha indirizzati lungo un percorso di studio, analisi e sperimentazione, dal quale egli stesso trae nuovi spunti di lavoro.
Un viaggio iniziato il 4 marzo 2017 quello della Bottega dell’Arcangelo che festeggerà i suoi primi tre anni di vita lo stesso giorno del 2020 con una grande mostra dei lavori fin qui eseguiti che riguarderanno le Scuole toscana, veneta, lombarda, olandese, emiliana e napoletana, quest’ultima in svolgimento nel semestre in corso.
Un artista di grande talento, Giovanni Lorenzetti, che ha dedicato la vita alla pittura e oggi è noto in Italia e all’estero per le magnifiche rappresentazioni di soggetti sacri, ritratti e Vanitas. Docente al liceo artistico di Lucca e da sempre innamorato della pittura trecentesca e rinascimentale, si è formato studiando i percorsi tecnici di pittori come Rembrandt, Mosen, Memling, De Chirico e Caravaggio. Il primo gli ha ispirato la luce e la stesura pittorica, il secondo la composizione e Memling la spiritualità, il senso religioso e la decorazione. De Chirico invece la visione metafisica e Caravaggio l’impianto scenografico di un dipinto.
Ha imparato prima a dipingere che a scrivere Lorenzetti, osservando lo zio decoratore intento al lavoro nel laboratorio di via dei Filatori, a pochi passi dalla casa di via del Bastardo dove il piccolo Giovanni viveva con la famiglia. «Mi colpiva il rumore delle scarpe sul pavimento coperto di cera, l’odore d’olio e delle tempere e i quadri appesi ovunque, dice, ma rimanevo incantato guardando una copia del Ponte di Augusto di Corot, quadro che ha sempre suscitato in me un grande fascino. Allora frequentavo la scuola media, ma da anni il mio passatempo preferito era riempire fogli con disegni e pennellate di colore». Il destino era tracciato. La spinta arrivò in quel periodo, visitando la pinacoteca di palazzo Ducale di Lucca. «Decisi che sarei diventato pittore, aggiunge, anche se consapevole che la strada non sarebbe stata in discesa». Gli studi artistici e nel 1972 l’avvio di una carriera formidabile, prima come paesaggista e nature morte, poi il figurativo che gli ha permesso di diventare uno dei migliori pittori contemporanei di arte sacra. —
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