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Carmine, ira di Confartigianato «È alla mercè di chi ha i soldi»

Carmine, ira di Confartigianato «È alla mercè di chi ha i soldi»

Durissimo attacco dell’associazione al Comune: è una resa incondizionata «Hanno rifiutato la proposta di un consorzio cittadino per la gestione»

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LUCCA. La calata di chi ha i soldi sui gioielli lucchesi. In particolare sul mercato del Carmine. È l’attacco che Confartigianato lancia nei confronti del Comune. . «Dopo il conclamato disinteresse, travestito da operazione che l’attuale amministrazione dichiarava prioritaria per il Mercato del Carmine, esibito dai vari assessori di questa giunta resta veramente poco da dire. La resa incondizionata che i cittadini lucchesi dovranno concedere alla globalizzazione è senza dubbio una delle più devastanti. Il mercato sarà messo all’incanto con un bando di gestione addirittura transnazionale! Asiatici, scandinavi, italiani ? Non importa. Questo significa aprire il nostro antico cuore commerciale a chiunque abbia i soldi e la voglia di entrare a Lucca da padrone. Le nostre possenti Mura ci guardano, impossibilitate a difenderci».

Gli artigiani spiegano di aver auspicato «per ben cinque anni (il tempo trascorso dal primo incontro avuto tra Comune e tutte le realtà produttive e professionali lucchesi nel 2013), di avere un’amministrazione attenta e volenterosa a ripristinare un tessuto di attività cittadine all’interno dei meravigliosi spazi della ex-chiesa. Niente di più tristemente deludente. Gli assessori hanno dichiarato che solo chi sia disposto a sborsare una cifra di almeno 10 milioni, per l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione, potrà avanzare richieste di gestione. È stato inutile palesare che un mercato si realizza semplicemente in un incontro tra domanda e offerta, tra chi vende e chi compra e che il resto sia veramente accessorio, tranne la volontà di farlo. La proposta di partire, da buoni lucchesi, con prospettive meno eclatanti e cioè staccare per un periodo di prova l’attuale chiostro, al momento l’unica parte dell’immobile praticabile con una minima spesa, e organizzarlo con attività unicamente lucchesi, sembra che non possa essere preso in considerazione se non con un piano B dopo, cioè, il sicuro fallimento del piano A che ha incredibilmente impiegato tempi biblici per essere partorito».

Confartigianato parla della «visione di molti (non tutti per fortuna) attuali mercati, stravolti da archistar che decidono di trasformarli esclusivamente in eleganti quanto squallide e uniformate mangiatoie da turisti che ha infettato la mente di molti addetti al nostro patrimonio cittadino. Siamo convinti invece che un semplice flusso di merci provenienti dai nostri contadini, dai nostri artigiani, dai nostri ristoratori mediato solo da una trasparente e sana organizzazione basti a fare riprendere vita a un gigante forte e meraviglioso che le grandi distribuzioni hanno criminalmente voluto sedare per quarant’anni sino a ucciderlo. Abbiamo chiesto, quasi implorando, vista la posta in gioco, che il Comune si facesse promotore della realizzazione di un Consorzio cittadino di gestione per il Carmine per far rinascere una grande casa dei lucchesi dove attività produttive vecchie e nuove si potessero relazionare con manifestazioni culturali e musicali, incontri culinari, proposte vinicole, olearie e artigiane, fino anche a attività sportive. Probabilmente questa ipotesi, prevedendo un serio lavoro di ricerca e di organizzazione si presentava ostica per i nostri amministratori che hanno purtroppo più volte dimostrato di essere attenti e tempestivi solo nei casi di megaconcerti».

Secondo Confartigianato per il Comune il Carmine «evidentemente è soltanto un opprimente problema urbanistico che prima riescono a levarsi dal libro paga, con il minimo di sforzo, meglio è. Purtroppo chi sperava, a ragione, che l’obbiettivo per l’amministrazione fosse quello di ricreare un tessuto “cittadino” fatto di “cittadini” e di attività “cittadine” sbagliava alla grande. L’unica speranza è che il molto probabile fallimento del bando, che noi fortemente auspichiamo, riesca a far capire, naturalmente a chi vuole capire, che un luogo incastrato nella cassa toracica della nostra amata Lucca non possa far gola a nessuno di quelli che cercano solo masse di acquirenti che raggiungono con facilità i luoghi di vendita e altrettanto facilmente possono parcheggiare. È deprimente comunque constatare che non esiste alcun serio impegno da parte del Comune a far sì che Lucca abbia una regola, un disegno, una ricerca di qualità della vita per i suoi cittadini. Tutto è confuso, lasciato al caso o distorto da macchinazioni a vantaggio di pressanti lobby sistematicamente inserite nelle fitte maglie della giunta. Ma questo è altro. Ma la cosa più tristemente vigliacca è che la sconfitta, senza nemmeno un accenno di difesa e priva dell’onore delle armi, ce la impongono allegramente i nostri stessi generali, quelli che abbiamo delegato a comandare!». —

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