Il presidio
Violentò studentessa, arrestato in Belgio
Condannato a 5 anni in via definitiva nel 2016 il giovane si era reso irreperibile lasciando l’Italia per emigrare a Bruxelles
Era sparito da Lucca e dall’Italia poco meno di due anni fa. Quando la Corte d’Appello di Firenze confermò la condanna a 5 anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale commessa ai danni di una studentessa che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e mezzo. Souhaib El Archi, 26 anni, origini marocchine, nel gennaio 2012, quando avvenne lo stupro, aveva vent’anni. Nel 2016 il suo legale non fece ricorso in Cassazione. Perché i fatti erano talmente evidenti e palesi che nessun vizio di forma avrebbe ribaltato la decisione dei giudici del tribunale di Lucca e dell’Appello di Firenze. Così l’immigrato, prima che la sentenza divenisse definitiva e soprattutto prima che venisse data esecuzione al dispositivo e la polizia venisse ad arrestarlo, decise di lasciare il nostro Paese. Sinora è risultato irreperibile. Latitante. Ma nei suoi confronti la macchina della giustizia non si è fermata e la squadra Mobile ha proseguito nelle ricerche sino a quando non lo ha localizzato.
CORRIERE IN BELGIO
El Archi si era trasferito armi e bagagli in Belgio. Esattamente a Bruxelles. Lì aveva trovato un impiego come corriere in una ditta di trasporti. Pensava di rifarsi una vita e di sottrarsi alla legge. Ma l’altro giorno è stato fermato dalla polizia federale. I gendarmi gli hanno mostrato l’ordine di esecuzione emesso dal tribunale di Lucca e lo hanno scortato sino in Italia dove è stato consegnato agli agenti dell’Interpol e trasferito nel penitenziario di San Giorgio dove dovrà scontare la pena.
I FATTI CONTESTATI
Il giovane extracomunitario circa sei anni fa chiese di incontrare una studentessa più giovane di tre anni, ex fidanzata con un suo amico. L’appuntamento era fissato nel centro cittadino. Lui era arrivato in bicicletta, lei in navetta. Quattro chiacchiere poi il ragazzo con una scusa l’aveva convinta a seguirla: prima in un bosco per fare una passeggiata, poi in un edificio abbandonato fuori città.
Lì, stando all’accusa, si sarebbe verificato l’approccio sfociato poi in violenza sessuale. Stando al racconto - che all’epoca dei fatti fornì la giovanissima studentessa alla poliziotta della sezione speciale che si occupa dei reati di violenza sulle donne - quel coetaneo la prese con la forza. Costringendola a togliersi i jeans ed avere un rapporto completo.
A quel punto, come se non fosse accaduto nulla, il giovane immigrato avrebbe riaccompagnato la studentessa a piazzale Verdi per riprendere la navetta e tornarsene a casa. Impaurita e sotto choc la diciassettenne inizialmente non avrebbe fatto parola con nessuno della terribile esperienza. Ma alla fine, dopo un pianto liberatorio, raccontò alla madre la violenza subita. Nel corso del processo El Archi rimase silente e non si fece interrogare dai giudici. —
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