Il presidio
Appartamenti inesistenti, truffato un istituto scolastico
La società con sede a S. Anna aveva fatto credere al dirigente della scuola di formazione di avere a disposizione alloggi per gli studenti stranieri
LUCCA. Una truffa old style. Come quelle care al principe della risata Totò nelle sue più celebri interpretazioni cinematografiche. Far credere di essere proprietari di beni immobili e riuscire a turlupinare acquirenti più o meno sprovveduti carpendo la loro buona fede. Totò in una delle sue pellicole più riuscite con la complicità del sodale Nino Taranto aveva ceduto ad un turista italo-americano la Fontana di Trevi facendosi consegnare un pacco di banconote. Oltre sessant’anni dopo invece l’amministratore di fatto e il rappresentante legale di una società a responsabilità limitata con sede a S. Anna - rispettivamente di 37 e 77 anni, entrambi lucchesi - per l’accusa fatto credere ad un alto dirigente scolastico, legale rappresentante dell’istituto di formazione professionale, di avere nella disponibilità una serie di alloggi e appartamenti in centro storico e di poterli affittare a prezzi contenuti agli studenti provenienti dall’estero - in prevalenza dagli Stati Uniti - ospiti dei corsi della scuola di formazione. In realtà, stando all’accusa, quelle abitazioni, molte delle quali localizzate in via San Paolino, o non esistevano affatto oppure non erano di proprietà o nella disponibilità della società con sede a S. Anna. I cui amministratori per quegli affitti inesistenti si erano già intascati la bellezza di 13.650 euro.
INDAGINI CHIUSE
Dopo un’inchiesta durata sei mesi la procura della Repubblica ha inviato ai due responsabili della Srl l’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di truffa. Reato commesso, secondo gli investigatori, in un lasso di tempo compreso tra l’agosto 2017 e il maggio scorso. È in quel frangente che il rappresentante dell’istituto scolastico, in cerca di appartamenti per gli studenti che provengono da altre regioni o dall’estero, che s’imbatte nell’amministratore di fatto e nel legale rappresentante dell’immobiliare con sede fuori città. Con modi garbati e convincenti lo inducevano in errore trattando e concordando un contratto di locazione transitoria di appartamenti in centro storico per quasi 14mila euro da affittare a studenti americani. Convinto della bontà dell’offerta il dirigente eseguiva l’intero pagamento. Per la verità aveva cercato di dare un’occhiata a quegli alloggi, ma la controparte aveva sempre rinviato visto che in quel momento erano locati. In realtà, eseguito un controllo, quegli alloggi non sarebbero risultati nella proprietà o nella disponibilità della società o dei suoi amministratori. Con il risultato che all’arrivo degli alunni non venivano messi a disposizione. —
L.T.
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