Meteo
Toscana-New Hampshire e ritorno: ecco Mahler secondo Filippo Ciabatti
Il direttore ha studiato a Lucca per poi andare negli Usa «Abbiamo realizzato una piccola impresa facendo collaborare più orchestre»
LUCCA. Insolita scoperta questa idea di melting pot che, a Lucca, ha il suono della musica mahleriana. Legando New Hampshire e Toscana, il concerto di lunedì sera in San Francesco dedicato alla sublime Quinta Sinfonia di Gustav Mahler -austriaco “internazionale” - è stato diretto da Filippo Ciabatti, fiorentino trentunenne ma già ricco di talentuose esperienze negli Stati Uniti. Così, arriva nell’urbe pucciniana un progetto brillante nato un anno e mezzo fa, e Ciabatti spiega come: «Dieci anni fa sono andato negli Stati Uniti dove ho studiato, e sono diventato direttore stabile dell’orchestra. Prima mi sono diplomato in pianoforte al conservatorio di Lucca. Col mio collega e amico Luciano Tristaino, direttore del conservatorio di Siena. La nostra orchestra fa un tour internazionale ogni quattro anni, l’idea era fare una cosa in grande che prevedesse una partnership di istituti e orchestre. Hanno suonato 45 elementi della Dartmouth Simphony Orchestra e 40 dell’Orchestra Toscana dei Conservatori, che raggruppa tutti e quattro i conservatori della Toscana, Firenze, Livorno, Lucca e Siena. Si tratta di un concentrato dei suoi migliori studenti e musicisti».
Ci si domanderà: Mahler, la sua poetica dell’irruzione proto-espressionista e le angosce dlela Grande Vienna che ci fanno in terra di Puccini? Guidati forse inconsapevolmente dal motto forsteriano “Only connect”, Ciabatti risponde: «Volevamo realizzare qualcosa che fosse possibile solo in collaborazione. Le nostre orchestre sono piccole per questa impresa, un’opera importante con molti elementi. La quinta di Mahler musicalmente e filosoficamente è basata sul contrappunto, sulla polifonia, tante linee che comunicano tra loro pur essendo indipendenti. Proprio come noi. Una metafora perfetta per raccontare in musica la nostra idea di collegare in armonia istituzioni e culture diverse, per proporre lo specchio di una società virtuosa dove tutti dialogano».
Il preludio comunque è assolutamente lucchese, con due brani per archi, uno di Catalani e uno di Puccini, che danno il benvenuto all’austriaco Mahler: figura singolare, è stato il primo grande direttore d’orchestra moderno che ha portato l’orchestra su altri livelli, attraverso una concezione di disciplina e tecnica diverse. «È stato un compositore modernissimo, la sua musica parla all’uomo, con una narrativa psicologica articolata ed estrema. Fu un uomo dalle tante identità, perseguitato dagli antisemiti, compositore e direttore d’orchestra, ebreo in terra austricaca, con origini ungheresi. Ha vissuto lungo una crisi identitaria permanente, ma questa crisi è la ricchezza della sua composizione».
Questa opera mahleriana, sinfonia-tragedia ‘recitata’ dall'orchestra, con l’Adagietto in veste di oasi lirica, una romanza senza parole, era una prova difficile superata degnamente. La sua esecuzione però avrebbe meritato un’acustica più complice di quella concessa dalla navata del San Francesco, una cassa di risonanza ovattata che ha penalizzato il nitore dei registri medi di violoncelli e legni, specie nei momenti d’insieme più fragorosi. Ma ha comunque esaltato in modo cristallino uno degli elementi fondamentali della scrittura mahleriana: il complessi e fragili equilibri dinamici e timbrici tra masse ed emergenze puntuali, propri della grande orchestra tardoromantica. —
Rubina Mendola
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
