«In nove mesi tutti i permessi, in Italia sarebbe stato impossibile»
Anche Sofidel nel 2015 aderì al programma di sostegno “SelectUsa”. Intanto l’azienda ha avviato i lavori per un nuovo impianto in Oklahoma
LUCCA. «Nel 2015 abbiamo trovato il sito per lo stabilimento e nove mesi dopo avevamo tutti i permessi: in Italia questo sarebbe stato impossibile». Sulla vocazione “business friendly” degli Stati Uniti Luigi Lazzareschi, il patron di Sofidel, sesto produttore mondiale di tissue, non ha dubbi. E anzi, dopo l’inaugurazione del maxi impianto produttivo di Circleville, in Ohio, frutto del primo investimento greenfield in America, durante il seminario che si è tenuto nella sede di Confindustria Toscana Nord a Lucca ha portato la sua testimonianza ribadendo quanto sia agevole, sopratutto dal punto di vista burocratico, investire avviando un’impresa negli Stati Uniti.
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Nel 2015 infatti, anche la Sofidel aderì al progetto “SelectUsa” , la chiave che ha aperto all’azienda le porte della realtà americana. «Da sette mesi sono iniziati i lavori di realizzazione del nuovo impianto in Oklahoma - ha detto Lazzareschi - anche in questo caso i tempi per avere i permessi sono stati molto veloci. In più in questo stabilimento la tecnologia è quasi tutta italiana, per il 90% lucchese, il resto arriva da Modena e Bologna e siamo molto fieri di questo. Ci tengo a sottolineare - ha aggiunto - che non si tratta di una delocalizzazione perché il nostro è un gruppo internazionalizzato. Noi produciamo dove vendiamo: questo anche per ridurre i costi del trasporto visto che il nostro prodotto è voluminoso e leggero. Abbiamo calcolato che l’impianto produttivo deve essere collocato a una distanza massima di 400 chilometri dal luogo in cui avviene la consegna del tissue». Sofidel, nell’ultimo periodo ha avviato in tutto tre investimenti all’estero: uno in Spagna e gli altri due appunto negli Stati Uniti.
«Le aziende americane hanno investito molto sulle nuove tecnologie - ha detto - ma non nelle industrie manifatturiere come quelle meccaniche o farmaceutiche. Per realizzare l’impianto di Circleville abbiamo investito 400 milioni di dollari e lì al momento lavorano circa 700 dipendenti. Credo che in generale che gli Usa offrano grandi opportunità: bisogna andarsele a cercare. Spesso siamo visti come il nemico ma l’organizzazione e gli aiuti che sono previsti per gli stranieri che investono ci sono. Spero che ci siano tante aziende interessate a investire negli Stati Uniti».
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