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Calzaturificio Lenci, ora è davvero finita

Nicola Nucci
Calzaturificio Lenci, ora è davvero finita

Avviate le procedure di licenziamento per 50 dipendenti dello storico stabilimento del Turchetto

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LUCCA. Il calzaturificio Lenci chiude i battenti, a casa cinquanta lavoratori che vedono addensarsi nubi nere sul loro futuro.

La proprietà dell’azienda che si occupa di preproduzione delle calzature (dalla modelleria ai campioni) ha avviato le procedure di licenziamento dei dipendenti.

«L’azienda nell’incontro in sede regionale ha ribadito la cessazione dell’attività e la chiusura dello stabilimento - spiega Paolo Bruni della Cgil di Lucca - confermando quanto aveva già dichiarato nell’ottobre scorso nella riunione in Confindustria. Purtroppo queste persone perderanno il posto di lavoro e non potranno beneficiare della cassa integrazione straordinaria, mentre avranno per due anni gli ammortizzatori sociali destinati ai disoccupati».

Sono quindi ore drammatiche per i lavoratori. Anche le ultime speranze di salvare lo stabilimento sono svanite. Si era vociferato dell’interesse di un imprenditore toscano intenzionato a rilevare parte dell’attività e tenere in vita le speranze dei dipendenti.

«Non ha però avuto seguito la possibilità di una cessione parziale dell’attività per garantire una continuità e attenuare l’impatto occupazionale» dice Bruni.

Una crisi iniziata a gennaio scorso quando già nel novembre del 2017 il calzaturificio aveva avviato una riduzione del personale. L’azienda aveva indicato 30 esuberi ma dopo le trattative era stata concordata la cassa integrazione a rotazione, con la riduzione degli esuberi a 20 unità. Poi la decisione di avviare la mobilità per i dipendenti.

La crisi e il calo delle vendite che ha colpito il settore sarebbero tra le cause principali. Una crisi legata alle difficoltà del mercato e in linea con i dati congiunturali (non mancano tuttavia significative eccezioni nella Piana, in particolare nel Capannorese) particolarmente sentite nel distretto del calzaturiero lucchese con esportazioni, secondo i dati dell’ottobre scorso, calate dell’11,1 per cento. E ancora stenta a ripartire una ripresa sui mercati che evidentemente non è stata secondo le aspettative portando la proprietà dello storico calzaturificio ad una drastica decisione.

Nel 2014 aveva cessato la sua attività il Ce.Se.Ca., il Centro Servizi Calzaturiero di Segromigno in Monte, messo in liquidazione dai soci privati e dai tre soci pubblici, Comune di Capannori, Provincia e Camera di Commercio, dopo oltre trent’anni di attività. E che era un fiorello all’occhiello della Piana dove il calzaturiero ha una lunga tradizione (in particolare la produzione di zoccoli e sandali) e che si cercherà di rilanciare anche puntando sul Polo Tecnologico. —


 

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