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I centri di contraccezione? Al momento sono solo teoria
A un mese dalla delibera della Regione su prevenzione ed educazione sessuale in Valle del Serchio è tutto fermo, e medici e cittadini non sanno a chi rivolgersi
Cosa devono fare, a chi devono rivolgersi i tanti potenziali utenti della Valle del Serchio dei centri di contraccezione appena approvati dalla Regione Toscana? E i medici, di famiglia e non? Lo chiedono tante persone e dottori che alla notizia della delibera approvata dalla Regione, stanno tentando invano di usufruire del servizio.
Se chiamano la direzione dell’Asl 2, a Lucca, non arrivano risposte certe. Sembra che al momento manchi il personale per fare incontri e colloqui preventivi sulla prevenzione con i diretti interessati. In sostanza la delibera di un mese fa non è operativa, e la contraccezione gratuita voluta dalla Regione non decolla. Da quanto gli operatori hanno compreso per il momento i farmaci e i profilattici dovrebbero essere inviati dall’Estav da Pisa alle farmacie ospedaliere, e successivamente ai consultori e ai presidi, dove dovrebbe esserci il personale per informare i diretti interessati. E non è un caso che per descrivere l’iter si debba ricorrere ancora al condizionale.
La delibera della giunta regionale, approvata su proposta dell’assessore Saccardi, mira a favorire l’educazione alla salute sessuale e riproduttiva e l’accesso alla contraccezione gratuita. I contraccettivi gratuiti dovrebbero essere distribuiti a tre specifiche categorie di persone: i giovani dai 14 ai 25 anni, le donne tra i 26 e i 45 anni con determinati codici di esenzione o che hanno un basso reddito, le donne sotto i 45 anni che hanno scelto la contraccezione entro 12 mesi dal parto, oppure dopo un’interruzione della gravidanza e entro 24 mesi dall’intervento.
Preservativi, cerotti, pillole, spermicidi, contraccezione sottocute, spirale e altri metodi dovrebbero essere disponibili nei consultori, negli ambulatori ostetrico-ginecologi delle aziende sanitarie e nelle farmacie, dietro prescrizione medica o con un piano terapeutico annuale per alcuni metodi. La delibera prevede anche che nei consultori e nei pronto soccorso siano garantiti i cosiddetti contraccettivi di emergenza, che a maggio non sono stati inseriti a livello ministeriale nell’elenco dei farmaci indispensabili da tenere sempre in farmacia, costringendo molte donne ad andare da una farmacia all’altra per trovare quello che cercano ed evitare una gravidanza indesiderata.
«La contraccezione di emergenza – si legge nella delibera – non è un farmaco abortivo, ma un anticoncezionale e molti farmacisti fanno resistenza alla vendita come forma di obiezione di coscienza». Tra le cose previste, ma finora rimaste solo teoria, anche interventi di educazione nelle scuole, campagne informative, il rafforzamento dei consultori garantendo, tra le altre cose, anche un orario di apertura più ampio. —
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