Il Tirreno

Lucca

LA SEnTENZA 

Ventidue anni alla famiglia dello spaccio

Luca Tronchetti
Ventidue anni alla famiglia dello spaccio

Condanna complessiva per madre, figlio e genero accusati di aver venduto cocaina e hashish in via Sforza a S. Anna

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Ventidue anni e quattro mesi complessivi per la famiglia dello spaccio che in meno di un anno attraverso la cessione di cocaina, hashish e marijuana era riuscita ad acquistare due appartamenti e altrettanti terreni e un’auto di lusso attraverso un giro d’affari di 7-8mila euro alla settimana. Il giudice dell’udienza preliminare della distrettuale di Firenze, Antonella Zatini, ha condannato in abbreviato a 8 anni di reclusione Adelina Lisi, 40 anni, albanese, ritenuta dagli investigatori le mente del gruppo.

Era lei a guidare il nucleo familiare finito in carcere lo scorso maggio. Accompagnata a scuola la figlia minore per l’accusa iniziava dal suo appartamento di edilizia popolare in via Carlo Sforza a S. Anna a contattare e ricevere decine e decine di clienti ormai dipendenti della droga. Condannato a 7 anni e 4 mesi il genero Daniel Valentin Ungureanu, 28 anni, origini rumene mentre per il figlio Hasan Lisi, 23 anni, la condanna è di 7 anni di reclusione.

CADE L’ASSOCIAZIONE

Ma il collegio difensivo ottiene dal giudice l’assoluzione per non aver commesso il fatto dall’associazione a delinquere. Per il gup fiorentino non ci fu vincolo associativo tra i tre imputati, ma soltanto spaccio di droga con l’aggravante della cessione di stupefacenti a minorenni. Tra loro la polizia appurò la presenza anche di un ragazzo di 14 anni, lucchese, con una situazione di disagio ambientale e familiare alle spalle e altri minori sempre della Lucchesia. La caduta del vincolo associativo ha praticamente dimezzato la richiesta formulata dall’accusa. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi aveva chiesto per la «matriarca», dominus dello spaccio, 16 anni di carcere, 12 per il genero e 10 per il figlio della donna albanese. Adelina Lisi spesso anzichè il denaro accettava in pagamento dai tossicodipendenti generi alimentari o capi di abbigliamento appena rubati in negozi del centro o della periferia cittadina. Nei colloqui con gli amici e i clienti più fidati sosteneva che era lei con la sua attività illecita a sostenere il peso di una famiglia decisamente numerosa (una dozzina di persone) e non il coniuge, operaio in una cartiera della Piana. Quell’appartamento in via Sforza, in 9 mesi, si era trasformato in una roccaforte difficile da espugnare. Con i condomini che, terrorizzati, soggiacevano alla volontà della famiglia albanese fungendo spesso da vedette in grado di avvertire in caso di presenza di polizia e carabinieri.

CONFISCA DEI BENI

Soddisfazione da parte dei legali dei tre imputati - gli avvocati Manuele Ciappi di Prato e Massimo Landi di Viareggio - mentre la procura di Lucca impugnerà la sentenza in Appello. Confiscata la Bmw 740 che era stata posta sotto sequestro dopo il blitz della polizia e un’abitazione riconducibile al nucleo familiare a cui erano stati posti i sigilli perché acquistata con i proventi dello spaccio. —



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