Il presidio
«Assurdo paragonare Copenaghen e Mediavalle»
BARGA. Il Comitato “La Libellula” rimanda al mittente, ossia a Kme, i rilievi a favore del pirogassificatore. In particolare viene smontata la tesi del raffronto tra il quadro ambientale di Copenaghen (dove c’è un impianto simile a quello progettato per Fornaci) e quello della Mediavalle: «La situazione orografica e climatica di Copenaghen e la conseguente dispersione degli inquinanti sono diametralmente opposte alla Valle del Serchio. Nel primo caso siamo sul mare in un luogo tra i più ventilati d’Europa, nel secondo in una valle chiusa da due catene montuose, con prevalenza di giornate di calma di vento e con fenomeni di inversione termica che determinano la stagnazione degli inquinanti nel fondovalle. Quello di Copenaghen è un impianto pubblico e slegato da logiche di profitto, che potrebbero portare a risparmiare sui costi di manutenzione e abbattimento degli inquinanti. Quell’inceneritore offre riscaldamento ed energia a decine di migliaia di abitazioni e uffici privati, cercando quindi di abbattere almeno in parte gli inquinanti derivanti dal riscaldamento a biomassa».
Quindi, si passa alla situazione sociosanitaria: «Non c’è comunque alcuna prova che questo impianto di recentissima costruzione non abbia un impatto sanitario. Per fare un’indagine epidemiologica seria ci vogliono almeno 20-30 anni di dati, specialmente per le malattie tumorali, dati non disponibili in questo caso. Ma il principio di precauzione prevede che debbano essere i gestori di questi impianti a provare che non arrecano danno e non le persone e i comitati a provare il contrario. Oltre a questo, ciò che dovremmo abbandonare una volta per tutte è l’ottusa esterofilia di questi ragionamenti: siccome lo fanno all’estero, allora va bene. Invidiamo la Danimarca, primo produttore procapite di rifiuti in Europa e che ha appena iniziato la raccolta dei rifiuti organici quando abbiamo un esempio come Barga con l’85% di raccolta differenziata; prendiamo a modello l’inceneritore con la pista da sci che per funzionare deve importare spazzatura da ogni dove quando abbiamo sul territorio progetti avanzati di economia circolare vera e in grado di dare lavoro a molte più persone: non solo il progetto Ecopulplast, ma anche il progetto Placet finanziato dal ministero dell’Ambiente per il recupero della parte cellulosica dello scarto di pulper. In nome di cosa dovremmo mandare all’aria questi progetti? Per costruire un inceneritore in mezzo a un centro abitato a poche centinaia di metri da case e scuole?». —
N.B.
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