Il Tirreno

Lucca

in tribunale 

Pagano la revisione ma la cedola è falsa Uomo a processo

Pagano la revisione ma la cedola è falsa Uomo a processo

Il responsabile del settore per un’officina intascava  il dovuto, ma senza registrare i controlli in motorizzazione 

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LUCCA. Una trentina, automobilista più automobilista meno, le persone coinvolte, loro malgrado nel caso delle false revisioni, al centro dell’udienza che si è tenuta giovedì al tribunale di Lucca. Persone che viaggiavano in perfetta buona fede su auto che credevano in regola, invece... Quelle auto in teoria (e sul libretto) risultavano revisionate, invece in pratica non lo erano. Anche il tagliando sul libretto altro non sarebbe stato che una copia riprodotta di una cedola originale, con i dati “adeguati” al mezzo fintamente revisionato. Per questo motivo è sotto processo, con l’accusa di truffa e falso, un uomo, residente nel capannorese, che ricopriva l’incarico di responsabile revisioni in un’officina della periferia lucchese.

L’uomo, secondo l’accusa, incassava il dovuto per la revisione dell’auto, intascando però la quota che avrebbe dovuto essere versata alla motorizzazione. Il tutto all’insaputa della stessa officina in cui lavorava (eventuali riparazioni “pre revisione” venivano fatte veramente).

Piccoli raggiri per incassare qualche decina di euro da ogni finta revisione (il costo si aggira tra i 60 e 70 euro, di cui 45 per la motorizzazione civile), ma che si è tradotta in un grosso danno per molti automobilisti (per tacere dei rischi potenziali, in caso di incidente, visto che l’assenza di revisione metteva a rischio anche la copertura assicurativa). La scoperta del “truccheto” è di qualche tempo fa. A farla la polizia provinciale che, a un posto di blocco, fu insospettita dal libretto dell’auto presentato, in perfetta buona fede, dalla donna che stava guidando. Qualcosa non tornava nel tagliando della revisione, che sembrava ritoccato. E infatti è bastato un semplice controllo alla banca dati per scoprire che no, quella vettura non era mai stata sottoposta a revisione. Da qui una pesante multa e il sequestro della vettura, ma anche il via a un’indagine che ha portato alla scoperta di diversi casi analoghi. Molti casi analoghi, al punto che sono tantissimi i testimoni da ascoltare, con una lunga serie di udienze previste. Testimoni rappresentati da automobilisti, che credevano di aver fatto tutto secondo le regole, che avevano pagato per la revisione, ma che – dopo l’indagine – sono stati multati e si son visti sequestrare la propria vettura.

Automobilisti infuriati (tra loro, in aula giovedì, c’era anche un arzillo novantenne) così come infuriato è il titolare dell’officina in cui l’accusato svolgeva la sua attività, per il danno di immagine subito per un trucchetto che difficilmente (soprattutto con i nuovi metodi di controllo) avrebbe potuto passare inosservato a lungo. —



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