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Sfregiata una statua della Biennale «Questa è una violenza per la città»
Il direttore della manifestazione: «Era stata donata, ripararla costa troppo, credo che dovremmo portarla via dal baluardo»
L’hanno sfregiata. Nel modo più vigliacco e brutale. Colpendola alle spalle, forse con uno dei paletti in ferro messi lì per difenderla e che invece si è trasformato in un’arma perfetta per distruggerla. La scultura di carta di Manuela Granziol presentata alla Biennale di Lucca, la “soggettività caotica” comunicata da un’adolescente accovacciata, la più fotografata (e la più social) tra le opere in mostra quest’anno che aveva trovato casa sotto al baluardo San Salvatore a due passi dalla Casa del Boia, è stata danneggiata in maniera importante. Uno sfregio che, secondo il direttore della Biennale, Emiliano Galigani, non colpisce solo l’opera e l’arte tutta ma che rappresenta «una violenza per la città». Un gesto inspiegabile, messo in atto dalla mano di qualche balordo (molto annoiato?) sabato scorso. «Facciamo sopralluoghi per controllare le opere ogni due o tre giorni - ha detto Galigani - e venerdì quando siamo stati qui la statua era ancora tutta intera». Ora invece è dilaniata da uno squarcio sulla parte bassa della schiena: anche lo chignon è stato staccato e manca qualche “pacchetto” di carta del braccio. Il tutto senza un motivo apparente. A questo punto resta da capire cosa ne sarà di questa statua e se i proprietari dell’opera, ovvero Lucca Biennale, decidano o meno di sporgere denuncia. Un atto grave ai danni di un’opera che è stata regalata alla città e che dava un valore aggiunto a tutti coloro che la incontravano senza chiedere nulla in cambio. «Se è pur vero che esporre arte nei luoghi pubblici comporta l'assunzione automatica di un rischio in quanto le opere possono essere danneggiate ad opera di chiunque, un ubriaco, qualcuno in vena di scherzi, chi odia quell'oggetto, chi decide di usarlo per fare una bravata - scrive Galigani in un post su Facebook - tuttavia non posso fare a meno di provare un senso di impotenza, di fronte ad un atto inutilmente violento». Durante il sopralluogo di ieri mattina Galigani ha fatto presente di essere intenzionato a far rimuovere la statua danneggiata ma non le altre. «Aggiustarla sarebbe troppo oneroso, sia in termini di manodopera che dal punto di vista economico - ha spiegato - il danno è quantificabile in una cifra che va dai 5.000 ai 10.000 euro. Alla fine credo che saremo costretti a portarla via, non abbiamo altra scelta. Per quanto riguarda la denuncia invece - ha fatto sapere più tardi - vogliamo capire attraverso il Comune o l’Opera delle Mura se ci siano telecamere nella zona. Se da lì dovessimo individuare i colpevoli partiranno azioni legali». La mano bieca dei vandali non ha preso di mira la statua che si trova accanto, quella che rappresenta un uomo invalido. Se è molto probabile che il gesto non sia maturato sulla base di un ragionamento (e di un fondamento) è pur vero che a essere sfregiata, tra le due, è stata l’opera con un soggetto femminile: una giovane donna picchiata e ferita. «Successe già una volta - ha concluso Galigani - la statua della Biennale del 2012, quella che rappresentava il pugno, venne danneggiata perché fu interpretata come un simbolo comunista. Noi comunque andremo avanti». —
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