Il presidio
Cento giovani operatori dell’accoglienza rischiano il lavoro
La denuncia di Massari (Cgil): «Se il governo proseguirà su questa strada, apriremo un tavolo in prefettura»
Lucca. «La soppressione del permesso umanitario, spesso ottenuto ricorrendo contro le decisioni delle commissioni amministrative restie ad adeguarsi agli arresti giurisprudenziali in materia, creerà gravissimi problemi. Le vittime saranno in primo luogo ersone immigrate che hanno avviato un iter di integrazione in Italia. In base alle nuove disposizioni del governo rischiano di diventare clandestini donne e uomini che si sono creati una condizione di vita autonoma, con un lavoro, una casa in affitto e che pagano le tasse». Inizia così la denuncia di Michele Massari, segretario della Funzione Pubblica Cgil a Lucca. I clandestini a cui fa riferimento, sono «i circa duecento giovani, ragazzi e ragazze, tutti diplomati e laureati, che sul nostro territorio lavorano nel settore dell’accoglienza degli immigrati. Lavorano come operatori socio assistenziali, assistenti sociali, educatori, psicologi, insegnanti; lavoratori altamente specializzati che a breve rischiano il posto di lavoro».. «Paradossalmente - aggiunge - la norma che introduce i “motivi speciali” incentiverà la presenza di stranieri vulnerabili che saranno a nostro carico fino alla soluzione dei loro problemi quando diventeranno “clandestini”; condizione che acquisiranno quando non potranno sostentarsi in autonomia. Ovvio che oltre all'obbligo di sostenere la persona nel bisogno si debba aspirare all'obiettivo primario dell'integrazione. Non si capisce perché si sia voluto indebolire il sistema degli Sprar, sapendo che ciò toglierà punti di riferimento a persone che non verranno mai rimpatriate. Queste persone a cui verrá tolta ogni speranza di integrazione rimarranno a carico esclusivo della rete di protezione sociale e in particolare di comuni, Asl e associazioni umanitarie già in difficoltà economica».
«Oggi con le nuove disposizioni di legge - conclude - si rischia una reale emergenza sociale e la conseguente perdita in termini occupazionali che in base alle previsioni si può quantificare in circa il 50% degli occupati attuali nel settore. Se non ci saranno ripensamenti dal governo, sarà opportuno gestire l’imminente crisi occupazionale chiedendo una convocazione in Prefettura per studiare forme di ammortizzatori sociali». —
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