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Incidenti al G7 Vanno a processo 33 manifestanti di tutta la Toscana
Il gup ha prosciolto soltanto quattro degli indagati Fra le accuse lesioni e resistenza a pubblico ufficiale
Dura circa 5 ore l’udienza preliminare per valutare gli avvenimenti del 10 aprile 2017 quando, in occasione del G7 dei ministri degli Esteri, il corteo autorizzato degli antagonisti di fronte a Porta San Jacopo entrò in contatto con le forze dell’ordine che reagirono con due cariche disperdendo i manifestanti.
Erano 37 i partecipanti coinvolti nelle indagini della procura provenienti da Lucca, Viareggio, Massa, Pisa, La Spezia, Firenze e Reggio Emilia.
Per 33 dei 37 indagati il giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri ha disposto il rinvio a giudizio davanti al giudice monocratico fissando l’udienza per il 4 aprile 2019.
Si tratterà quasi sicuramente di un’udienza di smistamento per poi fissare una nuova per iniziare la trattazione del processo che si svolgerà attraverso diverse sedute dibattimentali.
Nei loro confronti il sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa, a vario titolo, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e di reati minori legati alle norme del Tulps (testo unico leggi di pubblica sicurezza).
A GIUDIZIO
Per quattro dei trentasette indagati il gup ha decretato il non luogo a procedere utilizzando la formula «per non aver commesso il fatto». Il giudice infatti ha visionato i video e i filmati realizzati nel corso della manifestazione dalla polizia scientifica e dalla Digos oltre a quelli dei giornalisti e reporter che seguivano il corteo sino alla rottura del blocco e delle cariche della polizia. Pur ingrandendo alcuni fotogrammi - per valutare la condotta dei singoli indagati durante il contatto di fronte a Porta San Jacopo - a carico dei quattro indagati prosciolti non sono emerse prove tali da poter disporre il rinvio a giudizio. Non c’è la certezza che abbiano commesso reati di natura penale. Da lì la decisione di archiviare. Saranno invece processati gli altri manifestanti indagati - tutti di età compresa tra i 18 e i 35 anni e provenienti dalle province o dalle città già citate - al termine degli accertamenti della Digos, diretta dal commissario Leonardo Leone, delegata dalla procura. Compariranno il 4 aprile davanti al giudice monocratico: Francesco Barbini, Giacomo Bertelloni, Pietro Bertucci, Eros Morfeo Borselli, Jessica Butori, Marco Calabrò, Giuseppe Casale, Sara Caudiero, Cesare Ceruli, Andrea Corelli, Dario Lorenzo Fabbri, Federico Fabbri, Leonardo Francesconi, Andrea Grazzini, Gianluca Guadagni, Gabriele Lucchesi, Giacomo Michele Mazzoni, Mattia Pagliarulo, Mohamud Michael Panigada, Martino Pintus, Paolo Radice, Brando Ratti, Giacomo Sergiampietri, Lea Baroni, Miro Fiorantino, Sebastiano Maggiani, Leonardo Pavarelli, Lorenzo Ghimenti, Claudio Strambi, Mauro Marchi, Damiano Perrone, Francesco Bedani. Degli indagati soltanto tre - Rinaldi, Fabbri e Lucchesi - erano presenti in aula con i loro legali. Gli altri si sono fatti rappresentare dai loro avvocati.
I FATTI
Originariamente erano state 44 le persone denunciate, con 9 fogli di via, uno strumento repressivo a discrezione del questore legato alla presunta pericolosità sociale. Il corteo, sino a Porta San Jacopo, era stato assolutamente pacifico. 350 manifestanti che con cartelli e slogan avevano contestato l’organizzazione del G7 e la militarizzazione della città. Poi una cinquantina di antagonisti deviarono il percorso previsto - era autorizzato il corteo lungo la metà dell’anello della Circonvallazione - dando il via agli scontri. —
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