Quando Puccini a 11 anni cantò la "Petite Messe" durante la Santa Croce
La scoperta della studiosa Biagi Ravenni: a Lucca per la prima volta il capolavoro di musica sacra fu eseguito in una funzione religiosa
LUCCA. Nel curriculum del giovanissimo Puccini c'è una vera chicca di cui si parla poco: a 11 anni cantò la Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini nell'unica versione orchestrale proposta durante una liturgia. Della Petite Messe il compositore pesarese scrisse nel 1863 la primitiva versione da camera, che tre anni dopo – poco prima della morte avvenuta nel 1868 – orchestrò. Eseguita in questa veste solo dopo la scomparsa dell'autore, è considerata uno dei più grandi capolavori corali della musica sacra oltreché testamento spirituale di Rossini. Voce bianca nel coro dell'istituto musicale Pacini che allora frequentava, il giovane Giacomo la cantò il 14 settembre 1869 in occasione delle celebrazioni per la Santa Croce: nei mesi precedenti era stata eseguita a Parigi e, in Italia, a Bologna, Torino, Milano e Genova, mai però in una liturgia. Lucca fu, dunque, non fu solo una delle prime città ad ascoltare l'ultimo capolavoro rossiniano, ma anche l'unica che lo propose in una Messa. E Puccini c'era, già protagonista a 11 anni.
Di questo e di altre peculiarità degli anni di formazione del maestro ha parlato Gabriella Biagi Ravenni nella conferenza “A Lucca non ci è da far niente. Puccini prima dell'opera”, organizzata dall'Accademia lucchese di Scienze, lettere e arti per l'inaugurazione del suo anno accademico e inserita tra gli eventi collaterali del festival Puccini Days. Il Puccini prima dell'opera - “Le Villi”, composta nel 1883 e andata in scena a maggio 1884 nella prima stesura, poi rivista dall'autore in quello stesso anno – era tutt'altro che un giovane indisciplinato, fannullone e poco brillante negli studi, come si legge in qualche biografia. Al contrario dimostrò talento, consapevolezza e maturità lungo tutto il suo percorso formativo a Lucca, che fu molto lungo e ricco di esperienze, avendolo iniziato a sei anni e concluso a 22 con il diploma all'istituto Pacini. Un percorso di studi, sottolinea Biagi Ravenni, da una parte costellato da premi e ottimi voti e dall'altra affiancato da molte attività: da bambino il canto nel coro, negli anni successivi i concerti e l'insegnamento d'organo, oltre al servizio da organista titolare a San Girolamo e alle partiture.
Tutto questo bagaglio fu determinante per l'ammissione al conservatorio di Milano nel 1880, dopo il superamento delll'esame finale di composizione a Lucca con la Messa a quattro voci e orchestra. Quando arrivò a Milano, Puccini aveva ormai ben chiara qual era la sua strada: voleva comporre opere. Lo aveva capito quattro anni prima, assistendo all'Aida di Verdi al Teatro Nuovo di Pisa: fu il capolavoro verdiano ad aprirgli, come scrive lui stesso in una lettera del 1897, lo sportello musicale. Il Puccini di quegli anni, inoltre, non solo era preparato musicalmente, ma si sapeva muovere con chi contava, consapevole che solo con i contatti giusti – editori e musicisti - poteva costruirsi un futuro come operista e veder pubblicati i suoi lavori. Lo dimostra un'altra lettera, datata 1883 e contenente la frase che ha dato il titolo alla conferenza. Giacomo, appena diplomato al conservatorio di Milano, stava componendo “Le Villi” e da Lucca, dov'era tornato momentamente, si fece vivo con Amilcare Ponchielli, suo insegnante a Milano. «Quantunque lontano – scrive Puccini al celebre musicista – non mi dimentico di lei. A Lucca non ci è da far niente e io invece ho bisogno di fare». E prosegue facendo cenno, tra l'altro, proprio al “lavoretto” - così lo chiama - che stava preparando: “Le Villi”. —
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