Il presidio
Sereni: il Di Simo diventi un luogo della cultura
Il professore interverrà stasera all’evento su Puccini con Giancarlo Giannini «Per il Caffè serve un progetto per organizzarvi incontri e concerti»
LUCCA
Un progetto di recupero del Caffè Di Simo che trasformi il locale di via Fillungo, chiuso ormai da oltre sei anni, in un luogo della cultura. A lanciarlo è Umberto Sereni, ex sindaco di Barga e professore di sotria moderna all’Università di Udine ma - in questo caso - soprattutto fra gli oratori e i curatori della serata di questa sera in San Francesco con Giancarlo Giannini che darà volto e voce a Giacomo Puccini.
È un percorso affascinante, quello tracciato da Sereni. Che parte da Giovanni Pascoli e, appunto, da Puccini, transita da Gabriele D’Annunzio e trova un punto di incontro nel Caffè Di Simo. «O meglio – precisa Sereni - il Caffè Caselli, come si chiamava allora». Perché fu Carlo Caselli ad aprire il caffè nel 1846. Nel 1902 poi passò al figlio Alfredo che - come ricorda Sereni - «ne fece un vero e proprio luogo della cultura. D’altra parte lui stesso era un mecenate». Un mecenate e amico di artisti: fu proprio Alfredo Caselli a organizzare due incontri fra Pascoli e Puccini nella casa del primo a Castelvecchio.
Puccini, Pascoli, il Caselli, furono aspetti particolari di qualcosa che - spiega ancora Sereni - accadde fra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del ventesimo secolo: «Fu un un periodo magico, che ricostruirò nel mio intervento in San Francesco, dove si incontrarono salotto, cultura e civiltà. Anni di coincidenza degli astri, con Puccini a Torre del Lago, Pascoli a Castelvecchio ma anche Gabriele D’Annunzio in Versilia. Puccini, fra questi tre, è la malinconia struggentee che rispecchia la poesia di Pascoli ma coglie anche lo spirito profondo di D’Annunzio, la sua componente nostalgica».
Questo clima, il rapporto fra Puccini e gli intellettuali del suo tempo è stato alla base della mostra “Per sogni e per chimere” organizzata alla Fondazione Ragghianti (vedi scheda a fianco) ed è stato il fulcro dell’attività del caffè Caselli. «Ma anche - puntualizza Sereni - di quel grande personaggio che fu Alfredo Caselli, che oggi è stato pressoché cancellato dalla cultura lucchese ma che trasformò il suo locale in un centro di cultura non solo cittadino ma anche italiano. Caselli è stato lo specchio dell’Italia migliore, in una città che - ricordiamolo - in quel momento stava vivendo il suo grande sviluppo industriale».
C’è un aneddoto che narra dell’importanza di Lucca (e dei suoi artisti) in quella temperie culturali. «D’Annunzio avrebbe dovuto partecipare alla prima a Lucca di Tosca, nel settembre del 1900. Per quell’occasione scrisse un discorso, visto che non parlava mai a braccio. Poi, per impegni di Eleonora Duse, non riusci a venire in città e così quel discorso non è mai stato letto, ma è stato ritrovato nei suoi taccuini. E in quelle parole c’è una celebrazione di Lucca, come “città del silenzio”, inteso come il silenzio della vita che prepara al parto». Tutto questo clima, secondo Sereni, ha vissuto fra i muri del Caffè Di Simo e sarebbe bene tornasse ad essere così: «Può diventare un luogo della cultura, come spazio del Novecento nel quale organizzare incontri e concerti. A fianco di questa attività, ovviamente, dovrebbe rimanere quella di ristorazione».
Il sasso è lanciato, vedremo se qualcuno lo raccoglierà. —
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