Il Tirreno

Lucca

dopo la libertÀ condizionale 

Da ergastolano al 41 bis ad avvocato: parla Musumeci

LUCCADa ergastolano con omicidi sulle spalle al sogno di diventare l'avvocato degli “ultimi”. Carmelo Musumeci, 63 anni originario della Sicilia e capo della banda che a cavallo fra anni Ottanta e...

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LUCCA

Da ergastolano con omicidi sulle spalle al sogno di diventare l'avvocato degli “ultimi”. Carmelo Musumeci, 63 anni originario della Sicilia e capo della banda che a cavallo fra anni Ottanta e Novanta seminò il terrore da Lucca alla Versilia a Spezia, è uscito dal carcere due giorni fa, dopo 27 anni di reclusione. E, parlando all’agenzia Ansa ha raccontato come immagina il suo futuro.

Musumeci (in alto in una foto scattata in questi giorni) ora e vive e lavora in una comunità per disabili dopo che il tribunale di sorveglianza di Perugia gli ha concesso la liberazione condizionale, mentre quello di Venezia aveva già trasformato l'ergastolo ostativo (per il quale non sono previsti benefici) al quale era condannato in quello ordinario. Musumeci era entrato in carcere a soli 15 anni per aver assaltato un ufficio postale, dopo che la sua gioventù era scivolata via facendo a cazzotti in strada e nelle camerate del collegio dove l'avevano rinchiuso. E crescendo non era migliorato. Anzi, aveva sparato e fatto uccidere, nella guerra tra bande dell’alta Toscana: fra le accuse che l’hanno portato in carcere quella di essere il mandante dell’omicidio di Alessio Gozzani, ex portiere della Carrarese. Roba da punire con il 41 bis. Con fine pena mai e per di più ostativo. Ma lui 11 ore di libera uscita, malgrado quel divieto severo, l'aveva ottenute. «Nel 2011, il giorno che presi la mia prima laurea in Giurisprudenza all'Università di Perugia», racconta ha raccontato mentre è appoggiato a una delle colonne del chiosco della comunità per disabili Papa Giovanni 23°. E racconta della telefonata del 14 agosto, quando il tribunale di sorveglianza di Perugia gli ha comunicato che poteva fare a meno di tornare ogni sera al carcere di Capanne dove era in semilibertà perché gli è stata concessa la libertà condizionale. Un lavoro esterno concesso dal 2016, anno in cui si era laureato anche in Filosofia, dopo 24 anni vissuti ininterrottamente tra le sbarre.

«I miei prossimi cinque anni li trascorrerò ancora qui come volontario assistendo i bambini disabili perché devo terminare la mia pena - dice - ma poi ho un sogno da realizzare: aprire uno studio legale e diventare l'avvocato di tutti i detenuti, in modo da tirarli fuori dal carcere il prima possibile. Lì dentro non è vero che si migliora, lì si peggiora, solo l'affetto della società e il perdono ti fa capire i tuoi sbagli». —

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