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Lucca

IN TRIBUNALE 

Circonvenzione d’incapace, badante a giudizio

Circonvenzione d’incapace, badante a giudizio

Con la donna di origine polacca nei guai è finita anche la direttrice di uno sportello bancario per un lascito di 250mila euro

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LUCCA

Una badante di origine polacca e la direttrice di uno sportello bancario della Lucchesia sono finite sotto processo con l’accusa di circonvenzione d’incapace in concorso. Ad accusarle - oltre alla procura della Repubblica - le figlie dell’anziana scomparsa alcuni anni fa e che avrebbe lasciato, con tanto di testamento olografo, beni e contanti per un valore di 250mila euro (denaro finito sotto sequestro) proprio alla donna dell’Est che per anni l’ha accudita giorno e notte. Una vicenda che verrà chiarita a settembre nel corso del processo condotto dal giudice monocratico Matteo Marini.

I FATTI

A scoprire che l’anziana madre aveva lasciato il denaro alla badante privandole della sostanziosa eredità erano state alcuni anni fa le figlie della de cuius che, recatesi dal notaio versiliese dove la pensionata aveva consegnato le sue ultime volontà testamentarie, avevano scoperto che quella cospicua somma era finita integralmente nelle tasche della quarantenne assistente polacca. La badante alla lettura del testamento si era affrettata a recarsi allo sportello dell’istituto bancario dove sul conto corrente e il libretto della pensionata era depositato il denaro: 250mila euro. Soldi che, con assegno circolare, la direttrice della filiale bancaria aveva consegnato alla collaboratrice domestica della donna deceduta.

LA DENUNCIA

Ma quella volontà testamentaria viene subito disconosciuta dalle figlie. Sostengono, attraverso un dettagliato esposto-denuncia, che la loro madre era stata plagiata dalla badante e che loro non riuscivano neanche ad avvicinarla tanto la donna dell’Est aveva fatto breccia a livello psicologico. E che la colf sarebbe poi venuta in contatto con la direttrice dello sportello bancario che, senza alcuna verifica, si sarebbe affrettata a consegnare il denaro alla sorvegliante della loro madre. Durante il processo è emerso che il medico curante della pensionata deceduta aveva trovato la paziente capace d’intendere e di volere. —

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