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Il compleanno del “parco giochi” per gli artisti del fantasy
Nell’area performance sono arrivati i grandi nomi italiani e stranieri «Ormai questo genere non è più di serie B»
LUCCA
C’era un tempo in cui il fantasy era un sottogenere da nerd. Poi arrivarono i film del “Signore degli anelli” e tutto cambio. E una parte in questo cambiamento ce l’ha anche l’area performance di Lucca Comics, che nel 2018 compie vent’anni e che ha dato a migliaia di persone l’opportunità di osservare in azione i grandi nomi dell’illustrazione fantastica, quelli che realizzano copertine di libri o i disegni dei calendari. Proprio per festeggiare questo compleanno è stato ideato il numero di Dampyr ambientato a Lucca: «L’area performance è un grande parco giochi per gli artisti - spiega il direttore di Lucca Crea Emanuele Vietina -. Abbiamo cominciato con quelli stranieri, poi è arrivato il meglio dell’arte italiana, in un percorso di scoperta e di contaminazione che somiglia a una bottega rinascimentale».
Uno degli illustratori italiani che ha vissuto questa cavalcata fin dall’inizio è Angelo Montanini, celebre per i suoi lavori su Tolkien: «All’inizio - ricorda - quando c’erano soprattutto italiani gli artisti partecipavano più perché “dovevano” farlo che per convinzione. Ma ora è tutto cambiato, ed è difficile anche trovare un cavalletto libero per mettersi a lavorare». Ed è cambiato anche il pubblico. O meglio, il suo approccio: «Il fantasy non è più un genere di serie B, e i film su Tolkien hanno avuto un ruolo decisivo. E ora chi è appassionato di queste opere non è più uno sfigato, ma quasi un eletto. E lo vediamo quando vengono a vederci dipingere, quasi con un’idolatria». Un momento magico, quello dell’area performance, di confronto fra autori e pubblico ma anche fra gli stessi autori. Fra questi Paolo Barbieri, nell’area fin dal 2010 e noto per la collaborazione con Licia Troisi: «Si è capito che la fantascienza e il fantasy sono strumenti per raccontare la realtà attraverso la finzione. E lo si può fare con le parole o con le immagini. È strano che si possa dire che sono cose solo per bambini o sfigatelli: se ci si pensa, un’opera come la Divina Commedia è un’opera fantastica che per la sua grandezza ha poi perso questo suo connotato». L’area performance (che con la vendita delle opere ha permesso anche il finanziamento di associazioni come Emergency, Dynamo camp o l’ospedale di Lucca), per Barbieri ha raggiunto un risultato importante: «Il pubblico ha capito anche che chi dipinge i draghetti è un artista a tutto tondo». —
L.C.
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