«Dopo anni si parla di rilancio non gettiamo questa occasione»
Giacomo Saisi (Uilm) ricorda i 135 posti di lavoro previsti (di cui 60 nuovi) e che la proroga della cassa integrazione arriverà solo con un piano di rilancio
BARGA
Uilm in difesa del piano di rilancio di Kme: «Dopo oltre 10 anni siamo stanchi di tirare a campare, di trincerarci dietro accordi difensivi che servono solo a salvare l’esistente o, in casi peggiori, a prolungare l’agonia. Per la prima volta l’azienda è disposta a offrire un piano serio di rilancio, un investimento da 70 milioni di euro, 135 posti di lavoro di cui 60 completamente nuovi. Dopo anni è disposta a tornare a fare ricerca, di vitale importanza per il futuro della società. Non possiamo gettare via questa occasione, non così». A parlare è il segretario della Uilm Area nord Toscana Giacomo Saisi, dopo l’incontro di presentazione del progetto Kme al cinema Roma e il voto contrario sull’ipotesi di rilancio dello stabilimento tramite pirogassificatore da parte del consiglio comunale.
«Siamo d’accordo – riprende Saisi – a lavorare tutti assieme per trovare una soluzione di definitivo rilancio dello stabilimento che non metta in pericolo la salute e l’ambiente della Valle del Serchio ma serve il giusto equilibrio, da tutte le parti. È dal 2006 che il gruppo Kme sta attraversando una forte crisi che come sindacati abbiamo sempre affrontato con accordi difensivi, per superare i momenti peggiori e salvare i posti di lavoro. Nel frattempo Kme ha chiuso altri impianti, prima spostando tutto a Fornaci con l’obiettivo di rilanciare proprio questo sito. Ma non ce l’ha fatta. Nel 2013 l’azienda aveva annunciato 175 esuberi, lo spegnimento del forno fusorio, il trasferimento della fusione di rame in Germania. Siamo riusciti a trovare un accordo sofferto, i lavoratori hanno rinunciato a parte del loro salario. Ma non è bastato e nel 2015 addirittura Kme annunciò la chiusura dello stabilimento, poi bloccata, ma nel 2016 annuncia di nuovo 275 esuberi. Abbiamo trovato un’altra intesa, difensiva, con 110 lavoratori collocati al massimo degli ammortizzatori sociali. La situazione è cambiata negli ultimi 2 anni, con la ripresa delle lavorazioni e della produzione, il recupero di 40 posti di lavoro. E adesso c’è la possibilità della svolta che non possiamo bruciare senza approfondire meglio, senza trovare un punto di equilibrio».
«Stiamo lavorando unitariamente per avere un ulteriore anno di proroga sulla cassa integrazione straordinaria per la riorganizzazione, con un incontro al ministero del Lavoro che dovrebbe essere convocato il 20 agosto, ma che sarà concesso solo a fronte di serio piano di rilancio dello stabilimento – incalza il sindacalista – per la prima volta possiamo lasciare le posizioni difensive e puntare a un investimento da 70 milioni di euro per un impianto di auto produzione di energia elettrica che consente di recuperare competitività sul mercato che porterà a un aumento delle tonnellate da produrre e alla piena occupazione. Poi l’apertura del Centro ricerche. Tutto questo porterebbe a una creazione di circa 135 posti di lavoro e a circa una sessantina di nuove assunzioni. Questo è il bivio che abbiamo di fronte. O crediamo nel rilancio di Kme e diamo un futuro allo stabilimento o saremo costretti all’ennesimo accordo difensivo, destinati ad assistere a un lento declino. Per quanto riguarda la pietra dello scandalo, il pirogassificatore, almeno attendiamo il progetto definitivo prima di dare un giudizio, aspettiamo che gli esperti ci dicano vantaggi e eventuali rischi, se ce ne sono. Intanto, però, ci sono scadenze imminenti». —
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