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Airbnb, la carica dei 50mila A Lucca è boom di presenze

Siglato l’accordo: il portale riscuoterà direttamente la tassa di soggiorno  e la verserà al Comune con cadenza trimestrale. «Così contrastiamo l’evasione»


03 agosto 2018 Gabriele Noli


LUCCA. Il Comune di Lucca avrebbe guadagnato circa 223mila euro nel 2017 se fosse già stato siglato l’accordo con Airbnb relativo alla riscossione della tassa di soggiorno per gli utenti che hanno scelto di pernottare in città attraverso il principale operatore online di prenotazione in strutture ricettive extra-alberghiere.

Il calcolo è presto fatto: sono 49.500 gli ospiti che hanno soggiornato a Lucca (il 43% in più rispetto al 2016). A questo dato si moltiplicano il numero massimo di notti per le quali è previsto il pagamento della tassa (3, mentre la durata media è di 3,4) e l’ammontare dell’imposta per notte (1 euro e 50). Sempre secondo stime di Airbnb un gruppo medio è composto da 2,8 viaggiatori. Gli annunci inseriti sul portale - prendendo come riferimento il solo comune di Lucca - sono 1500 (tra il 2016 ed il 2017 si è verificato un incremento del 34%). L’host (affittuario) tipico ha condiviso il proprio alloggio per 23 notti in un anno, con un ricavo che si aggira sui 2mila euro.

Per rendere effettivo l’accordo con Airbnb, il Comune di Lucca ha dovuto cancellare la distinzione tra alta e bassa stagione. Sarà direttamente il portale a farsi carico della riscossione della tassa di soggiorno per conto degli host al momento della prenotazione e a versarla direttamente al Comune entro 15 giorni dalla fine di ciascun trimestre. Per chi affitta rimane l’obbligo della registrazione sul sito dell’ente e della comunicazione delle locazioni effettuate nel trimestre.

«Tutti hanno l’obbligo di contribuire in base al dovuto. Lucca è cambiata in questi anni: oggi una fetta significativa del Pil di Lucca è rappresentata dal turismo. Se vogliamo che questo sia di qualità, servono regole precise» il chiarimento del sindaco Alessandro Tambellini in occasione della presentazione di un accordo (a cui hanno lavorato assiduamente Lino Paoli e Riccardo Del Dotto, dirigente e funzionario dei servizi economico-finanziari) che, secondo l’assessore al turismo Stefano Ragghianti «rende più semplice e automatico il versamento della tassa di soggiorno. È un’operazione mirata a far emergere un sommerso di rilievo legato ad un indotto consistente della nostra economia». Per l’assessore allo sviluppo economico Valentina Mercanti «la sharing economy può rappresentare un’opportunità, se ben tracciata. Ciò che sfugge dai dati ufficiali crea un danno sia alle imprese, sia a noi come Comune, perché non ci permette di comprendere i flussi turistici. Abbiamo il diritto di sapere chi frequenta la città».

Dopo Firenze, Lucca è la seconda città in Toscana a siglare questo accordo. «Vincono tutti - spiegano Giulio Del Balzo e Mauro Turcatti, in rappresentanza di Airbnb: il Comune, che avrà la certezza di sconfiggere l’evasione, l’host, che non dovrà più chiedere l’imposta di persona e gli ospiti, che già sapranno quanto spenderanno in tutto». —
 

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